è stato pubblicato nel blog di Monteverdelegge lo scambio epistolare tra Italo Calvino e Guido Morselli a proposito del manoscritto Il comunista, che il leggendario funzionario Einaudi criticò con intelligenza (e una stilla di veleno), regalando una bella soddisfazione all’autore sconosciuto benché non lo aiutasse a pubblicare presso l’ambita casa editrice. Erano gli anni Sessanta, lo scrittore che aveva militato nel Partito comunista e che aveva dovuto tribolare per ripulire la letteratura italiana dalle ideologie pareva seccato di un romanzo con un simile titolo, proveniente da un signore estraneo alle militanze e a ogni engagement. Perciò mostrava subito una certa qual diffidenza per un «romanzo politico» (ma la politica in Morselli è l’involucro, il bruco per fare uscire la farfalla metafisica, o quantomeno per contenere nella pancia un libretto di Giobbe, una lamentazione del ‘sociale’). Perché non ha scritto un saggio? – è il Leitmotiv della lettera di Calvino. Perché per scavare in quel Pci che neppure conosce (diceva offendendo l’interlocutore o comunque trascurando quel singolare dono mimetico, il calarsi nei panni altrui che era il suo Grande Gioco), per scovare il punto debole del marxismo, inventa dei personaggi di finzione? Se non fosse stato tanto gratificato dalla attenzione di uno dei più celebri letterati dell’epoca, lo Scrittore Postumo avrebbe potuto semplicemente replicare: – E perché lei, Calvino, invece di mettere a confronto le piccole soluzioni salariali del marxismo con i grandi difetti dell’umanità, il «legno stortissimo» che si nascondeva con pudore al Cottolengo e che sembra inguaribile, irriducibile alle misure umane, perché invece di portare in scena in un grande trattato il marxismo di impronta illuminista e il cattolicesimo dell’epoca pacelliana, o almeno riassumere il discorso in una ‘lezione italiana’, ha preferito raccontare in un romanzo breve molto breve, la Giornata dello scrutatore?
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giovedì 14 marzo 2013
Una lettera su "Il comunista" di Morselli
«Tutto nella vita è inutile, se la morte è invincibile»
(G. Morselli, frammento datato 28 luglio 1967, in Quaderno XV)
Cara C.,
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