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Foto e testi di Giulia Caminito
Foto e testi di Giulia Caminito
Questo è solo uno sguardo. Il mio viaggio in Polonia è nato
all’improvviso, in pochi giorni, si è rivelato anche nel suo svolgimento
inaspettato. Sono andata ad Auschwitz e Birkenau con tante immagini nella
testa, ma non sapendo cosa avrei effettivamente trovato.
La mia è la testimonianza parziale di una ragazza nata negli
anni in cui tutto questo è un ricordo o una narrazione, la generazione di chi
ha studiato la deportazione, chi ha guardato documentari, letto libri,
apprezzato film; di chi non ha mai visto la guerra.
Piangere non mi è mai stato difficile, provare empatia tanto
meno, e questo credevo mi attendesse ai campi, ma c’era dell’altro, che non ho
mai sentito altrove.
È l’esperienza dell’impensabile, del punto zero, dell’alfa
privativo dell’umanità, che non è bestiale, non è inumana, è assente. L’assenza
feroce di qualcosa che noi stessi abbiamo celebrato e creato, l’humanitas,
proprio nel cuore dell’Occidente, nei campi arriva a diventare il nulla. Questo
vuoto, questa mancanza non ha generato in me il pianto, l’empatia, la
disperazione, ma il terrore, lo smarrimento, lo sradicamento dell’universo in
cui sono nata e cresciuta. La a-umanità è solo nostra, non può essere di piante
e animali, di stelle e di cieli, è roba nostra, fatta da noi, rovescio di una
pericolosa e viscida medaglia.
