Le simbologie medioevali, bidimensionali, stilizzate, eppure profonde e gravide d'una simbologia millenaria cedono, infine, il posto, nel Rinascimento, al corpo e al terrestre. Basta confrontare Bruegel con le miniature dei codici dei secoli precedenti per rendersene conto: nel pittore nordico l'uomo è al centro della scena con la sua forza plastica, travolgente, popolaresca, felicemente rutilante; nei codici, invece, l'uomo (e così la natura) sono sempre metafora di qualcosa d'altro, di un superuranio che li trascende irrevocabilmente. Sintetizziamo brutalmente: quella medioevale è una visione verticale in cui ogni cosa è segno d'altro, ovvero delle gerarchie armoniose dei cieli; la visione rinascimentale gode nell'orizzontalità, si allarga nella prospettiva, nella tridimensionalità, e perde, inevitabilmente, di potenza allegorica ed evocativa. Con il Rinascimento inizia a dileguare quell'universo favoloso che rendeva possibile la poesia quale centro della creazione e dell'immaginazione: si avvia la secolarizzazione dell'arte. Ogni oggetto (qualunque oggetto) si dilava del proprio interno mistero poiché non rimanda più a null'altro: rappresenta solo se stesso. In tal modo vengono poste le basi per la progressiva scomparsa della lirica e per l'insorgere d'una nuova forma d'espressione che, accantonato il simbolismo, trae forza dalla psicologia dei personaggi: si prepara, insomma, il romanzo.
E Gargantua e Pantagruele è un romanzo, infatti. Un romanzo delle origini, ovviamente: innocente, vitale, debordante, e ancora tributario dell'erudizione libresca medioevale, seppur virata in tono satirico; un'opera pienamente cinquecentesca, tuttavia, per l'ottimismo della forza che è in essa: la carnalità, gli sbeffeggiamenti goliardici, la sovrabbondanza stilistica, le elencazioni smisurate, i toni colorati e picareschi, gli sperimentalismi linguistici, il grondare delle citazioni (a volte sbagliate, a volte inventate).
Basti confrontare la lista (davvero pantagruelica: prosegue per diverse pagine) con cui si declina il termine coglione:
coglion sigillativo,
coglion mascolinante,
coglione ronzinante,
coglion rifatto,
coglione fulminante,
coglion tonante,
coglione scintillante,
coglione arietante,
coglion stridente,
coglione aromatizzante,
coglione diaspermatizzante,
coglione timpanante,
coglion sgargiante,
coglion russante,
coglion pagliardo,
coglion gagliardo,
coglione dondolante,
coglione sovrapposto,
coglion scappellottante,
coglion frugante,
coglion chiavante,
coglion capovolgente,
coglion dappoco,
coglion discrasiato,
coglion biscariato,
coglion disgraziato,
coglion sugherato,
coglione floscio,
coglione diafano,
coglion sgocciolato,
coglion disgustato,
coglione abortito,
coglion scarafaggiato,
coglion cipollinato,
coglion spigolato,
coglion mitrato,
coglion capitolato,
oppure il dialogo, lunare e surreale, fra Panurge e un frate che risponde esclusivamente per monosillabi:
- P. Dov'è la ragazza?.
- Fr. Giù.
- P. Ne avete molte?
- Fr. Poche.
- P. Quante sono in verità?
- Fr. Venti.
- P. Quante ne vorreste?
- Fr. Cento.
- P. Dove le tenete nascoste?
- Fr. Là.
- P. Suppongo non siano tutte della stessa età; che hanno?
- Fr. Dritto.
- P. Di che tinta?
- Fr. Giglio.
- P. I capelli?
- Fr. Biondi.
- P. La faccia?
- Fr. Pulita.
- P. Le sopracciglia?
- Pr. Molli.
- P. Le loro attrattive?
- Fr. Mature.
- P. Il loro sguardo?
- Fr. Franco.
- P. Come i piedi?
- Fr. Piatti.
- P. I talloni?
- Fr. Corti.
- P. Come le calze?
- Fr. Belle.
- P. Le braccia?
- Fr. Lunghe.
- P. Che portano alle mani?
- Fr. Guanti.
- P. Di che gli anelli alle dita?
- Fr. D'oro.
- P. Che adoperate per vestirle?
- Fr. Stoffa.
- P. Che stoffa?
- Fr. Nuova ...
E così via per pagine.
Bislacco, impudico, straripante, gaglioffo, enfio d'una irresistibile comicità maccheronica filtrata dalla raffinatezza dell'uomo di lettere e scienza (Rabelais fu medico e studioso di greco e italiano), il Gargantua è un capolavoro assoluto: sospeso miracolosamente fra il tramonto delle rigide codificazioni della tradizione religiosa e cortese dei secoli precedenti e le incipienti frantumaglie degli psicologismi della prosa moderna.
François Rabelais
CAPITOLO I
Della genealogia e antichità di Gargantua.
E Gargantua e Pantagruele è un romanzo, infatti. Un romanzo delle origini, ovviamente: innocente, vitale, debordante, e ancora tributario dell'erudizione libresca medioevale, seppur virata in tono satirico; un'opera pienamente cinquecentesca, tuttavia, per l'ottimismo della forza che è in essa: la carnalità, gli sbeffeggiamenti goliardici, la sovrabbondanza stilistica, le elencazioni smisurate, i toni colorati e picareschi, gli sperimentalismi linguistici, il grondare delle citazioni (a volte sbagliate, a volte inventate).
Basti confrontare la lista (davvero pantagruelica: prosegue per diverse pagine) con cui si declina il termine coglione:
coglion sigillativo,
coglion mascolinante,
coglione ronzinante,
coglion rifatto,
coglione fulminante,
coglion tonante,
coglione scintillante,
coglione arietante,
coglion stridente,
coglione aromatizzante,
coglione diaspermatizzante,
coglione timpanante,
coglion sgargiante,
coglion russante,
coglion pagliardo,
coglion gagliardo,
coglione dondolante,
coglione sovrapposto,
coglion scappellottante,
coglion frugante,
coglion chiavante,
coglion capovolgente,
coglion dappoco,
coglion discrasiato,
coglion biscariato,
coglion disgraziato,
coglion sugherato,
coglione floscio,
coglione diafano,
coglion sgocciolato,
coglion disgustato,
coglione abortito,
coglion scarafaggiato,
coglion cipollinato,
coglion spigolato,
coglion mitrato,
coglion capitolato,
oppure il dialogo, lunare e surreale, fra Panurge e un frate che risponde esclusivamente per monosillabi:
- P. Dov'è la ragazza?.
- Fr. Giù.
- P. Ne avete molte?
- Fr. Poche.
- P. Quante sono in verità?
- Fr. Venti.
- P. Quante ne vorreste?
- Fr. Cento.
- P. Dove le tenete nascoste?
- Fr. Là.
- P. Suppongo non siano tutte della stessa età; che hanno?
- Fr. Dritto.
- P. Di che tinta?
- Fr. Giglio.
- P. I capelli?
- Fr. Biondi.
- P. La faccia?
- Fr. Pulita.
- P. Le sopracciglia?
- Pr. Molli.
- P. Le loro attrattive?
- Fr. Mature.
- P. Il loro sguardo?
- Fr. Franco.
- P. Come i piedi?
- Fr. Piatti.
- P. I talloni?
- Fr. Corti.
- P. Come le calze?
- Fr. Belle.
- P. Le braccia?
- Fr. Lunghe.
- P. Che portano alle mani?
- Fr. Guanti.
- P. Di che gli anelli alle dita?
- Fr. D'oro.
- P. Che adoperate per vestirle?
- Fr. Stoffa.
- P. Che stoffa?
- Fr. Nuova ...
E così via per pagine.
Bislacco, impudico, straripante, gaglioffo, enfio d'una irresistibile comicità maccheronica filtrata dalla raffinatezza dell'uomo di lettere e scienza (Rabelais fu medico e studioso di greco e italiano), il Gargantua è un capolavoro assoluto: sospeso miracolosamente fra il tramonto delle rigide codificazioni della tradizione religiosa e cortese dei secoli precedenti e le incipienti frantumaglie degli psicologismi della prosa moderna.
François Rabelais
CAPITOLO I
Della genealogia e antichità di Gargantua.
Per
conoscere la genealogia e antichità dalla quale è disceso Gargantua, vi rimando
alla grande Cronaca Pantagruelina. Da quella apprenderete per disteso come i
giganti nacquero in questo mondo e come per linea diretta da loro uscì
Gargantua padre di Pantagruele; e non vi dispiaccia che ora me ne dispensi
benché la cosa sia tale che quanto più fosse ricordata e tanto più piacerebbe
alle signorie vostre, come assicura l'autorità di Platone (Philebo e Gorgia)
e di Flacco, il quale dice esservi alcuni argomenti (come questo senza dubbio)
che più dilettano quanto più di frequente ripetuti.
Piacesse a
Dio che ciascuno conoscesse con certezza la propria genealogia dall'arca di Noè
fino ai giorni nostri! Io penso che parecchi sono oggi imperatori, re, duchi,
principi e papi sulla terra, i quali discendono da qualche questuante o
facchino. Come per converso molti sono accattoni, meschini e miserabili i quali
discendono da sangue o lignaggio reale e imperiale, considerate le
straordinarie trasmissioni di regni ed imperi dagli Assiri ai Medi, dai Medi ai
Persiani, dai Persiani ai Macedoni, dai Macedoni ai Romani, dai Romani ai Greci
e dai Greci ai Francesi.
E tanto per
dirvi di me che vi parlo, io credo essere disceso da qualche ricco re o
principe del tempo andato. Infatti mai non vedeste uomo più inclinato e più
disposto di me a esser re e ricco, per potere far baldoria, star senza
lavorare, senza preoccupazioni e arricchire i miei amici e tutte le persone
sapienti e dabbene. Ma mi consolo pensando che lo sarò nell'altro mondo, e
anche più che ora non osi sperare. Con tal pensiero, o migliore, consolatevi
anche voi nelle vostre disgrazie e bevete fresco, se si può.
Tornando a
bomba vi dico che per sovrana grazia dei cieli l'antica genealogia di Gargantua
ci è stata conservata più integra che altra mai, eccettuata quella del Messia,
della quale non parlo, ché non è di mia pertinenza, e i diavoli inoltre (cioè i
calunniatori e gl'ipocriti) vi si oppongono. Fu trovata da Jean Andreau in un
prato che possedeva presso l'arco Gualeau, sotto l'Oliva, verso Narsay.
Scavando i
fossati, le vanghe degli zappatori urtarono in una gran tomba di bronzo,
smisurata, che mai non ne trovavano la fine addentrandosi essa troppo avanti
nelle chiuse della Vienne. Scoperchiatala, in un punto segnato con un
bicchiere, intorno al quale era scritto in caratteri etruschi: Hic bibitur,
trovarono nove fiaschetti ordinati allo stesso modo de' birilli in Guascogna.
Quello che stava nel mezzo copriva un grosso, grasso, grande, grigio,
vezzosetto, piccioletto, ammuffito libretto, odorante più forte ma non meglio
che rose.
In esso fu
trovata la detta genealogia scritta per disteso in lettere cancelleresche, non
su carta, non su pergamena, non su tavolette cerate, ma su scorza d'olmo; tanto
guaste tuttavia erano per vetustà le lettere, che appena se ne potevano
decifrare tre di fila.
Fui chiamato
io (benché indegno) e con gran rinforzo d'occhiali, praticando l'arte colla
quale si possono leggere lettere invisibili come insegna Aristotele, la
tradussi e la potrete vedere, pantagruelizzando, vale a dire bevendo e a
vostro agio leggendo le gesta orrende di Pantagruele.
Alla fine
del libro era un trattatello intitolato: Le fanfaluche antidotate. I
topi e le tignole o (per evitar menzogna) altre maligne bestie, avevano brucato
il principio: il resto per reverenza dell'antichità l'ho accomodato e
trascritto qui sotto.
……
