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domenica 14 luglio 2013

Le famiglie vulnerabili di Elizabeth Strout

Elizabeth Strout, I ragazzi Burgess 
traduzione di Silvia Castoldi
Fazi, pp. 448, euro 18,50

Patrizia Vincenzoni
"Nessuno conosce mai veramente qualcuno", così si chiude il  prologo di I ragazzi Burgess di Elizabeth Strout : una chiave di lettura, fra le altre, per accedere a questo romanzo ben scritto, nel  quale la scrittrice  padroneggia - ci aveva già dato  ampia prova di ciò in Olive Kitteridge -  tutto il materiale umano di cui racconta, le cui psicologie esplora in profondità.  Il Maine è ancora una volta lo stato americano in cui Strout muove le figure della sua commedia umana familiare e sociale: al centro della narrazione quel che resta di una famiglia su cui parecchi anni prima si è abbattuta una tragedia, la morte del padre  causata involontariamente da uno dei tre figli, allora bambini.   
I ragazzi  Burgess è lo stilema attorno al quale le vite dei tre fratelli da allora in poi si svolgono, caratterizzato dalla rimozione del dolore e dall'impossibilità, dunque, di parlarne, rimozione che accompagna negli anni il  bisogno di Jim, il primogenito, di allontanarsi dalla famiglia e dalla cittadina d'origine, andando a vivere a New York. 
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