Questo pomeriggio davanti al portone di piazza Rosolino Pilo 17, presso le "Pietre d'Inciampo", Ettore Terracina leggerà l'intervento che trovate qui sotto: lo ha scritto suo nonno Piero, uno dei tanti ragazzi ebrei che durante la guerra furono prelevati da casa con i loro cari e deportati a Auschwitz. All'incontro di oggi, che ricorda i settant'anni dal rastrellamento degli ebrei romani, partecipano Cristina Maltese (presidente del Municipio XII), Alessia
Salmoni (presidente del Consiglio del Municipio XII),
Giacomo Moscati (vicepresidente della Comunità Ebraica di Roma), Ada
Chiara Zevi (responsabile del progetto "Pietre d'Inciampo"). Letture di Roberto Attias.
Piero Terracina
Piero Terracina
Mi spiace
di non poter essere presente alla celebrazione che avete organizzato
per la ricorrenza della deportazione degli ebrei di Roma e vi
ringrazio davvero molto per la vostra iniziativa. Sono
partito stamane per la Germania dove sono stato invitato per
presenziare all’apertura di una mostra che ha per tema i lager
nazisti e per partecipare al relativo convegno. Mio
nipote Ettore mi rappresenta e vi legge queste poche parole che
riassumono la mia triste vicenda, con la speranza che ne facciate
memoria. E’ importante la memoria di questi fatti terribili che
hanno segnato indelebilmente il secolo scorso affinché non debbano e
non possano mai più ripetersi.
Il 16
ottobre di settant’anni fa, all’alba, le SS tedesche coadiuvate
da fascisti italiani, italiani come noi, che parlavano la nostra
stessa lingua, circondarono quello che era stato il Ghetto di Roma e
portarono via tutti. Poi i veicoli della razzia andarono in altri
quartieri della città e arrestarono 1022 cittadini romani, romani
da sempre, colpevoli solo di professare la religione ebraica.
