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domenica 26 gennaio 2014

I racconti di MVL: Parodia di una fiaba

Lorenzo Carlo
La sera stava calando rapidamente, grigia e malinconica, quasi che l’atmosfera del cimitero avesse scavalcato il muro di recinzione, permeando anche i banchi dei fiori e i pochi passanti stanchi.
Cesira veniva avanti piano, con passi lenti e strascicati. Arrivata al suo banco dei fiori si rivolse alla figlia Valentina, una graziosa adolescente dalla figura efebica e dalla vistosa chioma rosso-Tiziano:
“Eccomi, Roscè. Ci ho messo un po’ perché da Lidl c’era una fila incredibile. E poi parlano sempre di crisi. Tieni questi sono i sacchetti di nonna: vaglieli a portare sennò quella non cena. Ah, e portale pure ‘sti quattro crisantemi che tanto ormai non se li compra più nessuno e domani sono da buttare”
La ragazzina non rispose nemmeno. Si alzò di scatto, prese i sacchetti e i fiori, scosse i lunghi capelli e si avviò senza neppure salutare.
“E non fare come al solito, che ti fai aspettare ore per cenare: lo sai com’è tuo padre! Vai e torni, d’accordo?”
La Roscetta neppure stavolta rispose. Scosse di nuovo i capelli e voltò l’angolo. Finalmente! Una delle cose che odiava di più, in questa vita di merda, era proprio passare il pomeriggio al banco dei fiori a rimpiazzare sua madre. E poi per quattro vecchiette che compravano due crisantemi ciascuna e contrattavano pure sul prezzo…
Ma adesso, finalmente, c’era l’ora sua! Arrivò rapidamente vicino a un gruppo di casermoni, le case popolari dei ferrovieri, e sotto le finestre del secondo caseggiato emise il suo fischio alla pecorara. Subito si aprì una finestra al secondo piano, un moretto si affacciò e disse “Arrivo!”.
In un paio di minuti uscì dal portone, si avvicinò a Valentina, la guardò con venerazione e disse. “Ciao, Roscè!” poi le prese dalle mani i sacchetti ed i fiori.
“Ciao, Ciriola. Andiamo”
I due si avviarono a passi rapidi verso il parco, oddio…”parco”, diciamo la discarica con vaste zone di alberi fitti.
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