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mercoledì 22 aprile 2015

Mvl teatro: Fare vedere il mare oscuro con la voce


Maria Cristina Reggio
In due sole repliche nella sala romana del Teatro Vascello Chiara Guidi va in scena con la sua riscrittura di Tifone dal testo di Joseph Conrad, l'aristocratico marinaio polacco che aveva scelto di scrivere i suoi racconti in una lingua adottiva.  Si tratta di un'opera teatrale che si dispiega quasi esclusivamente nell'ascolto, dal momento che nel palco quasi buio non vi sono attori che compiano azioni sceniche, se non il pianista all'opera con il suo strumento e l'attrice che legge, completamente assorbita dal microfono, illuminata da una flebile lampadina che allarga lo spazio del teatro fino a renderlo ventre oscuro di balena.   Nella penombra in cui è lasciata la scena, con solo al centro il tondo quadrante di una grossa bilancia che focalizza lo sguardo (resto di una muta archeologia industriale) e altri due tondi neri retroilluminati che velano di luce il nero fondale, si immagina che le diverse voci che si odono provengano da persone diverse.  Eppure l'occhio di uno spettatore che vaghi cercando diversi attori si arresta sempre sul corpo minuto, femminile di Chiara Guidi che, dritta in piedi, come sul cassero di una nave, davanti al suo microfono, disegna con le mani di un direttore d'orchestra le intensità e le frequenze ondulatorie con cui lei stessa emette le sue tante voci.

mercoledì 4 giugno 2014

Mostri: gli dei sconfitti ci osservano dal cuore profondo della Grecia

Tegola angolare di gronda
con testa di Acheloo 310-290 a. C.
In margine all'esposizione Mostri, tenuta presso Palazzo Massimo a Roma dal 20 dicembre 2013 al 1 giugno 2014.

Fotografie di Patrizia Vincenzoni [cliccare per allargare]
Testi del prof. Frank Sheldon tradotti da Giovanni Anchiseo

Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia: "Le storie mitiche sono sempre fondatrici. Ma possono fondare sia l'ordine che il disordine. La Grecia li ha spartiti geograficamente, con un taglio netto, a nord e a sud del golfo di Corinto. A nord, troviamo alle origini gli uccisori di mostri: Apollo per Delfi, Cadmo per Tebe, Teseo per Atene. E, come Apollo, modello di ogni uccisore di mostri, era anche musico e guida delle Muse, così Cadmo introdusse in Grecia l'alfabeto fenicio e Teseo raggruppò alcuni modesti villaggi in una nuova entità che fu da allora Atene. Il sigillo civilizzatore, che si imprime su una materia animale, è comune a tutti loro".

Acheloo
Figlio di Oceano e Teti, il maggiore di tremila fratelli; testa umana su corpo di toro.
Sconfitto da Eracle, il monolitico Eracle, nonostante la disperata trasformazione in toro e serpente.
Il corno strappato da Eracle fu tramutato dalle Naiadi in cornucopia.
Come sempre accade, una parte del mostro diviene fonte benigna di felicità o fregio dell'eroe uccisore. Nelle vene pulsanti del vincitore scorre il sangue dello sconfitto.

Ovidio, Metamorfosi, IX, 80-88

Così, sconfitto un'altra volta, restava la terza
Forma, del toro violento; trasformato in toro combatto.
Mi cinge le membra a sinistra e mi trascina,
E nel mio slancio mi segue e abbassa
Contro la dura terra le corna, e ve le inchioda e mi stende
Sulla sabbia profonda. Non basta: mentre mi tiene
Il corno con la destra spietata, lo spezza e lo strappa dalla fonte mutila.
Le Naiadi lo riempirono di pomi e fiori fragranti,
E lo consacrarono: diventò cornucopia.

Statua acroteriale di
Tifone VI a. C.
Tifone
Figlio di Gea e Tartaro, il mostro più grande di tutti.
Il padre di tutti i mostri.
Il padre dell'Europa.
Dalle cosce in giù era tutto un groviglio di serpenti e le sue braccia, lunghe cento leghe, avevano innumerevoli teste di serpenti in luogo delle mani. La sua testa toccava le stelle, le ali oscuravano il sole, fiamme uscivano dagli occhi e rocce infuocate dalla bocca.

Esiodo, Teogonia, 821-835

Gaia prodigiosa, come ultimo figlio, generò Tifone ...
Le sue braccia son fatte per opere di forza
E i piedi sono instancabili, di quel forte dio; a lui dalle spalle
Nascono cento teste di serpe, di serpente terribile,
Di lingue nere vibranti; e a lui dagli occhi
Nelle terribili teste, sotto le ciglia, splendeva un ardore di fuoco;
Da tutte le teste fuoco bruciava assieme allo sguardo,
E voci s'alzavano da tutte le terribili teste,
Che suoni di ogni sorta emettevano, indicibili: ora infatti
Risuonanti come solo agli dei è comprensibile, ora invece
Di voce di toro superbo, alto muggente, dalla forza infrenabile,
Ora ancora di leone dal cuore spietato,
Ora poi somigliante alla voce dei cani, meraviglia a udirsi,
Ora infine fischiava e ne echeggiavano le grandi montagne.


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