Maria Adelaide Basile, Viaggi, Campanotto editore, 2014
La vita è un viaggio, secondo una metafora abusata. Per alcuni tuttavia lo è in modo più pieno, caratterizzante, e Adelaide Basile è senz'altro tra questi. Il suo esordio poetico Viaggi, edito alla fine dello scorso anno da Campanotto è solo in minima parte il reportage di vari spostamenti da Roma (la Puglia, Parigi, Venezia) e di protratti trasferimenti (un anno in Guinea Conakry, dieci negli States), che a differenza del viaggio breve imprimono segni più profondi e irreversibili: "c'è il colore così intenso più intenso/ dei frutti e le stoffe ti rimane negli /occhi ma nel corpo anche/ l'averlo incontrato ". Nella sorvegliatissima architettura Viaggi è più un romanzo di formazione in versi, o, potremmo azzardare, di scomposizione. Soprattutto è un libro in corsa, se non in fuga, che con un incessante movimento rimuove l'idea dell'ineluttabile stasi. Nell'exergo troviamo "atleti che corrono nel buio/e non sanno né dove sono/ gli altri dove gli altri sono sconosciuti concorrenti, quindi potenziali avversari, immersi in un buio ossessivamente ricorrente nei testi.
Lo confermano i treni in corsa di notte della poesia d'apertura che "corrono a mete sconosciute"; "lasciarsi trasportare/ non importa dove/ lontano/ si può trascorrere la vita. Sono i ripetuti trasferimenti estivi della Basile bambina al mare dell'originaria Puglia a schiudere la linea di senso di un relazionarsi problematico (le " case illuminate" intraviste e distanziate nello spazio subliminale di un battito di ciglia) ribadito dalla poesia successiva dove "anime inquiete gli uccelli/ non si fermano/ (...) che per frazioni di secondo (...) gli uc celli migratori poi/ sono sempre sull'ala di partenza/ mentre gli altri (...) vivono così vicini che si potrebbe fare amicizia/ ma volano via . " Lontano" è parola chiave, a indicare una condizione non solo spaziale ma del cuore, che per troppa vulnerabile sensibilità erige barriere protettive e come nella scrittura, scarnificata all' osso, opera per sottrazione.
Lo confermano i treni in corsa di notte della poesia d'apertura che "corrono a mete sconosciute"; "lasciarsi trasportare/ non importa dove/ lontano/ si può trascorrere la vita. Sono i ripetuti trasferimenti estivi della Basile bambina al mare dell'originaria Puglia a schiudere la linea di senso di un relazionarsi problematico (le " case illuminate" intraviste e distanziate nello spazio subliminale di un battito di ciglia) ribadito dalla poesia successiva dove "anime inquiete gli uccelli/ non si fermano/ (...) che per frazioni di secondo (...) gli uc celli migratori poi/ sono sempre sull'ala di partenza/ mentre gli altri (...) vivono così vicini che si potrebbe fare amicizia/ ma volano via . " Lontano" è parola chiave, a indicare una condizione non solo spaziale ma del cuore, che per troppa vulnerabile sensibilità erige barriere protettive e come nella scrittura, scarnificata all' osso, opera per sottrazione.
