Marta Ancona
Esisterà per ciascuno un “libro della vita”, un libro che la
vita l’ha cambiata, e ha svelato un mondo?
Non ho idea del perché in questi giorni mi sia fatta una
domanda così sciocca, in fondo, se perché sollecitata da qualche cosa letta, se
incuriosita da quesiti (test) che preferibilmente vengono alla luce in estate
sulle cosiddette riviste “femminili”, ma non solo, o da chissà che cosa…
Fatto sta che me lo sono chiesto e non sono riuscita a
rispondermi.
Da bambina, in età prescolare, avevo una sorta di
venerazione per Andersen (proprio lui purtroppo, storie tremende!): avevo
eletta la Sirenetta la mia fiaba
preferita. Ma non mi aveva cambiato la vita, mi aveva solo svelato qualcosa di
me, anche se non lo sapevo.
Allora la Bibbia,
o i Vangeli. No. Guerra e pace, ecco, forse. No, nemmeno Guerra e pace. E allora la Divina
Commedia. No, nemmeno la Divina
Commedia o i Promessi sposi. No,
non c’è una risposta. Neanche l’Odissea,
per quanto l’abbia amata tanto da averne scritto una versione per mio nipote,
che chissà magari a causa mia non leggerà mai l’originale.
Di certo un libro che cambia la vita c’è, il libro di colui
che legge solo quello nella vita. Ce ne sono. So di un bravissimo scalpellino
abruzzese, molto fiero dell’importanza del suo lavoro, di quelli che pensano di
erigere cattedrali e non di spezzare pietre, che aveva letto esclusivamente la Divina Commedia, ma la sapeva tutta a
memoria. Lui non conosceva solo la Divina
Commedia, aveva un’enciclopedia in testa, e certamente in qualche modo era
coltissimo. Tutto il mondo in un libro, e che libro però!
Ma io non ho letto solo un libro, mi dicevo, e non ne so
nessuno a memoria purtroppo, e sarebbe bello, invece. Così, per quanto pensassi
non riuscivo a trovare tra i tanti, classici o meno classici, un titolo che
avesse avuto quell’azione dirompente.
Stavo per rinunciare, ripetendomi che non era possibile
darsi una risposta sensata, quando mi sono imbattuta in un libercolo tutto a
pezzi, tenuto insieme per scommessa in una foderina di plastica perché non si
squinternasse del tutto, portato attraverso tutti i traslochi della mia vita e
conservato a dispetto di qualsiasi ragionevolezza, privilegiato rispetto a
quelli (numerosissimi) regalati, dati via, venduti, prestati e definitivamente dispersi.