Ti racconto un libroLudovica Amat, 60 giorni e finiscono i soldi
et/al, pp 224, euro 12
Raethia Corsini
"Ho circa due mesi. Poi
finiscono i soldi.
Contavo sulla mia piccola
riserva e sul fido, ma quel Calzini, quell’imbecille, quell’inetto, quella
faccia di merda di quella fottuta banca di merda mi da detto che mi revoca il
fido. Così imparo. A scoprire le carte. Ero andata a dirgli che non mi avevano
confermato un incarico importante che durava da anni, e che due clienti non mi
avevano, né mi avrebbero, pagato, che quindi avevo bisogno di un piccolo
paracadute, un extra fido, che poi da qui a qualche mese il lavoro lo avrei
trovato. Figurarsi se non lo trovo. Sono 26 anni che lavoro. Ho cominciato a
ventuno, stavamo su tutti i giornali con la mia socia di allora e io.
Intervistate come fulgido esempio di imprenditorialità giovanile. Erano gli
anni in cui De Michelis (ministro alla disco-music dell’era Craxi) esortava i
giovani a inventarsi il lavoro. Un visionario".
Questo è l’incipit di un
libro umanamente utile, scritto in modo leggero che strappa ogni
tanto sorrisi amari. Si intitola 60 giorni e finiscono i soldi, lo ha scritto Ludovica Amat ed è appena uscito per et/al edizioni. Romanzo in forma di diario, racconta di una professionista di mezza età e a partita Iva, che
vede svaporare il proprio lavoro – e relativi guadagni - eroso un giorno dopo
l’altro da clienti che scompaiono, spesso senza saldare il conto. Effetti di una crisi impietosa che non fa sconti a nessuno (o quasi). L'autrice, cagliaritana, al suo esordio nel romanzo, vive a Milano e si occupa da sempre di comunicazione aziendale. In questo
diario dà voce alle emozioni altalenanti, le ansie, le paure, la solitudine e i mondi nuovi che inprovvisamente si affollano nella vita di chi - da un giorno all’altro – perde il
lavoro. Anche quello di libero professionista.