Maria Cristina Reggio
Quattordici attori
strepitosi e due metri cubi di spazio
scenico: questi gli "elementi" con cui Yōji Sakate, regista,
drammaturgo e direttore della giapponese Rinkogun
Theater Company ha "usato" il palco del Teatro Vascello per fare
attraversare agli spettatori il tempo e lo spazio in due sole ore. La scena era costituita solo da una
capanna a sezione trapezoidale, privata della parete frontale e provvista di alcune botole, da cui gli
attori entravano e uscivano seguendo tutte le direzioni possibili, strisciando,
scomparendo, rotolando, levitando, infilandosi di soppiatto e gettandosi.
Questa piccola capanna era in realtà una
mansarda, in giapponese Yaneura, ovvero una stanza che unʼimprobabile
ditta avrebbe progettato e realizzato, (ci si chiede se si trattasse di una
ditta vera oppure tutto fosse il frutto
di una fantasia manga) corrispondendo alla domanda di tanti giovani
adolescenti-consumatori che hanno scelto di vivere reclusi nella loro casa, gli
hikikomori (termine composto da due
parole, hiku "tirare" e komoru,
ritirarsi). Il racconto si sviluppava in ventiquattro
quadri, scanditi da siparietti di buio con un ritornello ossessivamente uguale
a sé stesso, nei quali quella stessa
"yaneura" si trovava collocata in spazi diversi, evocati solo da
suoni e rumori di ambiente, come le voci di un affollato mercato, o di una
strada, o il suono di un citofono.
