G. Luca Chiovelli
Rinvenire una bella poesia in un libro
di poesie è impresa possibile ed ovvia; scovarla in una prosa pare già
operazione che ha il sapore della sfida; trovarne una in testi dimenticati e
desueti pare un impervio snobismo. D'altra parte snob è acronimo per s(ine)
nob(ilitate), il che mi aggrada grandemente, essendo sprovvisto di quarti di
nobiltà, accademica e di qualsiasi altro tipo.
E poi, chissà, frugando fra la polvere qualcuno
di voi trarrà gusto dall'operazione, e vorrà leggere uno di questi libri, come se,
rovistando in soffitta, si dia con lo stinco in una cassa dimenticata e si senta
l'insano desiderio di aprirla, solo per il ghiribizzo di sapere cosa c'è
dentro. Un esercizio spirituale e meritorio che servirà, forse, a rivitalizzare
alcuni mucchietti di cenere della letteratura nazionale.
L'importante sarà nel darsi in balia dei
suoni e nel rinunciare temporaneamente al senso; quello, il significato, arriverà
spontaneamente nella rilettura.
Occorre leggere e rileggere molto
lentamente, magari da soli.
Saliremo di difficoltà, da Leopardi a
Machiavelli sino alla vetta dell'Anonimo Romano; scenderemo di pochissimo con
Gadda, ma per buone ragioni, come vedrete. Divagheremo un pochino.
Solo quattro esempi. Cominciamo con Leopardi.
