Maria Teresa Carbone
Siete un giovane laureato e vi state
spremendo le meningi per trovare un lavoro che preveda una sia pur
minima retribuzione, quando ecco che una mattina, aprendo la vostra
casella email, trovate un messaggio diretto proprio a voi, con tanto
di nome e cognome, e proveniente da una sigla - Edizioni Accademiche
Italiane - della quale con ogni probabilità non avete mai sentito
neanche parlare - ma che si definisce «membro di un gruppo
editoriale internazionale, che ha quasi 10 anni di esperienza nella
pubblicazione di ricerche di alta qualità supportate da noti
istituti in tutto il mondo».
Siete sospettosi, ovviamente, ma la
vostra situazione precaria vi impedisce di scartare a priori una
qualsiasi offerta. E in questo caso la proposta sembra interessante,
visto che l'editore in questione «sta pianificando di pubblicare
libri proprio nel campo» dei vostri studi e, a farla breve, vi sta
dicendo che sarebbe potenzialmente interessato a pubblicare la vostra
tesi, individuata fra quelle depositate nell'archivio elettronico
della vostra università.
Aspettate, però, prima di dire di sì.
Dietro questa proposta apparentemente vantaggiosa si nasconde una
vera e propria industria su scala mondiale, già segnalata qua e là
anche in Italia (per esempio nel blog Lanzaimer sotto il titolo
Editoria
predatoria), e più di recente smascherata in un'inchiesta
condotta da un giornalista scientifico americano, Joseph Stromberg
e pubblicata da Slate).
Dopo avere ricevuto l'offerta di
pubblicare la sua tesi da un fantomatico Lap, Lambert Academic
Publishing, anch'esso - guarda caso - appartenente a un "top
international publishing group", il giovane Stromberg ha infatti
deciso di vederci più chiaro, sottoponendosi come cavia al suo
stesso esperimento.
Nel giro di pochi giorni ha appreso
senza grande sorpresa che la sua tesi aveva passato il vaglio
dell'editore e ha ricevuto il contratto: i diritti esclusivi del
testo sarebbero passati alla società tedesca da cui dipende il
gruppo Lambert (e anche le Edizioni Accademiche Italiane), la AV
Akademikerverlag GmbH & Co. KG, di recente rinominata
OmniScriptum.
Sarebbero stati loro ad accollarsi le
spese di pubblicazione, mentre all'autore del libro sarebbe andato il
12 per cento delle royalties, a patto però di incassare almeno 50
euro al mese per un anno.
