Mauro Covacich, L'esperimento
Einaudi, pp. 176, euro 18,50
In una lunga intervista pubblicata sulla rivista online "Arabeschi", Mauro Covacich si descrive con le parole di un autore amato, Goffredo Parise: «Io – aveva detto di sé l'autore del Padrone – non sono un letterato. Non appartengo al mondo delle belle lettere, al mondo degli autori che scrivono libri a partire dai libri, che scrivono libri a partire dalla letteratura. Io sono uno scrittore, sono uno che può scrivere soltanto della vita; può scrivere soltanto traducendo a suo modo, metabolizzando a suo modo la vita, non altri libri». Nell'autoritratto di Parise si specchia Covacich e di certo sa di consegnarsi a una zona d'ombra che non esclude forse la fama, ma fa della sua opera un caso atipico nel paesaggio della nostra narrativa contemporanea.
Osservato con diffidenza dai letterati, di rado accoglienti verso chi rivendica di non essere uno dei loro, e noto al pubblico più per i suoi articoli (solitamente molto acuti) sul "Corriere della sera" e su altri giornali, che per i lavori letterari, l'outsider Covacich si è tuttavia guadagnato nel tempo un numero crescente di lettori.
