Visualizzazione post con etichetta Claudio Amati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Claudio Amati. Mostra tutti i post

mercoledì 16 ottobre 2013

16 ottobre '43, la dimenticanza è la morte più crudele



Il 16 ottobre 1943 il tenente colonnello Herbert Kappler, agli ordini del generale delle SS Karl Wolff, eseguì un rastrellamento sistematico degli ebrei romani; nella rete caddero 1259 cittadini,  363 uomini, 689 donne, 207 bambini.
I catturati furono trasferiti nel Collegio Militare lungo Via della Lungara, sotto al Gianicolo; a pochi passi dal Vaticano. Trattenuti alcuni giorni, vennero in seguito smistati presso campi di concentramento italiani (Fossoli, presso Verona), quindi costretti alla discesa infernale (Auschwitz, Dachau, Mauthausen, Ravensbrük), una catabasi senza ritorno.
Il 16 ottobre si è lentamente fatto strada nell'immaginario del dopoguerra; ora è un simbolo, come il 24 marzo per le Ardeatine o il 4 giugno, anniversario della liberazione di Roma.


Un'imposizione dolce e postuma, simile a quella avvenuta per Bella ciao, un canto partigiano minore che, specie dopo l'interpretazione di Yves Montand, cominciò a sostituire, nelle marce e nei cori, Fischia il vento, il vero inno della Resistenza, modellato sul tradizionale russo Katiuscia.

I simboli sono necessari al ricordo; ancorano l'attenzione a fatti precisi; vanno, tuttavia, dosati con cautela perché, quasi sempre, rischiano di irrigidirsi nell'osservanza burocratica e lacrimosa, nei peana dei cantori ufficiali. E questo è più di un rischio quando i sopravvissuti, i testimoni, vengono a mancare e la storia orale, intessuta di sangue, è sostituita dai rendiconti di chi, pur bene intenzionato, non riesce a ricreare la fluida spontaneità della rievocazione.

In realtà gli ebrei romani deportati furono oltre tremila.

Di alcuni nessuno ne ha sentito parlare. Persino le opere più meritorie non li contemplano. Di questi semisconosciuti ne conosco almeno un paio.

Ebrei di Primavalle. O ebrei lì rifugiati.

Privacy Policy