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domenica 24 novembre 2013

I racconti di MVL. Al tuo funerale verrò vestita di viola


Giulia Caminito

- Dici che Dio è vanitoso?
- No, non è vanitoso. Vuole godersi le cose belle con noi.
Io credo che Dio si incazza se tu,
di fronte al colore viola di un campo di fiori,
neanche te ne accorgi.

“Penso che tu sia troppo bassa, Medea. Non credo che qualcuno potrebbe mai trovarti attraente. Guarda quanti brufoli hai in faccia! Non raggiungi il metro e cinquanta, scarso. Sembri una bambina, di quelle viziate e sbilenche, a cui manca sempre qualcosa. Io se fossi in te mi vestirei da puttana, del genere che però poi non si mischia mai con i clienti. Chissà forse qualcuno, allora, avrà voglia di considerarti come una donna. Te lo dico per amicizia, Medea. Solo per questo.
Sono la tua miglior amica, no?”
Viola aveva una gatta di nome Camilla. Le aveva scelto un nome semplice, senza rimandi letterari, senza implicazioni sentimentali, per non darle il privilegio di uscire dalla propria mediocrità.
Si odiavano Viola e Camilla. Il felino era macchiato di bianco e nero, tanto da venir spesso soprannominato “mucca”, “zebra” e “procione”; aveva la brutta abitudine di dormire sulla sedia che Viola usava in cucina riempiendola di peli. Lei ogni settimana cambiava sedia, pur avendone solo tre a disposizione, e Camilla, puntualmente, si faceva trovare pronta, per le otto e mezza in punto, acciambellata sul cuscino di Ikea. Una volta era stato color avorio, ora tendeva al giallino, macchiato di caffè e saliva di gatto.
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