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martedì 20 gennaio 2015

Anticipazioni: Il mio corpo mi appartiene

Amina Sboui

Febbraio 2013.
È su Internet che è cominciata la mia storia «pubblica». Come tutte le ragazze della mia età, passavo ore e ore connessa, a navigare da un sito all’altro, in contatto tramite Facebook con i miei amici in Tunisia, ma anche con altri sparsi un po’ dappertutto nel mondo.
Un giorno, senza cercare nulla di preciso, ma digitando di continuo parole come «donne» e «condizione delle donne», sono capitata su un sito d’informazione che parlava di una manifestazione in India. Le foto erano incredibili. Provocatorie direi. Un gruppo di donne completamente nude reggevano uno striscione con la scritta: «Indian army rape us», «L’esercito indiano ci violenta». Denunciavano le aggressioni sessuali compiute da alcuni militari dell’esercito indiano nel Kashmir e in altre province, in cui erano impegnati in missioni repressive. Sotto le foto, poche righe di testo spiegavano che lo stupro era considerato praticamente normale lì. Ero soprattutto stupita di scoprire che quelle donne avevano avuto il coraggio di adottare una soluzione tanto coraggiosa: mostrare il proprio corpo nudo in risposta all’oppressione maschile. Era la prima volta che vedevo corpi
femminili esposti in quel modo davanti all’obiettivo di una macchina fotografica e nell’ambito di una contestazione politica.
Incuriosita ho cercato di saperne di più e ho digitato su Google: «manifestazione di donne a seno nudo».
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