sabato 15 luglio 2017

Mvl teatro: fino al 26 luglio Danza Fuori programma al Teatro Vascello

Romeo e Giulietta 1.1 , foto di Serena Nicoletti 

Al teatro Vascello prosegue fino al 26 luglio il festival Fuoriprogramma  e, dopo le composizioni in movimento della compagnia La Veronal, in cui i corpi  danzatori sembravano scomporsi e ricomporsi in un unico corpo metamorfico e dopo le traiettorie degli atleti del gruppo Nanou che rompevano le geometrie di un ring quadrato, si prosegue venerdì 14 luglio con la compagnia torinese Zerogrammi che presenta JENTU, un lavoro di teatro danza sulla figura dell'anti-eroe che  prende spunto dal Don Chichotte di Cervantes.

A seguire, il 18 luglio, ROMEO E GIULIETTA 1.1, la sfocatura dei corpi,  della Compagnia Zappalà Danza, con musiche dei Pink Floyd, Elvis Presley, Luigi Tenco, José Altafini, Mirageman, John Cage, Sergei Prokofiev:  un lavoro che, prendendo spunto dalla tragedia di Shakespeare,  lavora sulla distanza tra due corpi, sull' opacità che offusca  il ricordo di un corpo amato da cui si è separati.

Si chiude il 26 luglio con OF MAN AND BEAST, della Company Chameleon, che esplora la costruzione odierna  del mito della virilità, seguito da due coreografie di Mauro Astolfi per Spellbound contemporary ballet, THE HESITATION DAY e THE DIVIDED SELF.

venerdì 7 luglio 2017

Mvl teatro: FUORI PROGRAMMA, festival di danza (con aria condizionata) al Teatro Vascello

La Veronal©Marica_Kolcheva
Per tutti coloro che siano appassionati, o semplicemente curiosi della danza contemporanea, dal 9 al 26 luglio il Teatro Vascello offre una rassegna internazionale, il Festival Fuori Programma in collaborazione con European Dance Alliance - Valentina Marini Management.

Monteverdelegge teatro andrà a vedere gli spettacoli e terrà un diario del festival ad uso dei lettori del blog. Pubblichiamo di seguito il programma che vedrà alternarsi diverse compagnie di danza europee sul palco del Vascello, lo storico e prestigioso  teatro di Monteverde da sempre impegnato nella ricerca di nuove forme nelle arti performative.
Si apre il 9 luglio con la compagnai spagnola  La Veronal che presenta il frutto di cinque anni di lavoro, confluiti nell'elaborazione di  KOVA, un codice di linguaggio corporeo attraverso il quale i danzatori  seguono, per i loro movimenti coreografici, regole autoimposte e condivise di dinamismo corporeo astratto, non mimetico. 
Seguono, dall'8 al 10 luglio, il gruppo Nanou, con il suo lavoro Xebeche [csèbece], un lavoro sul recinto geometrico che limita e delimita il corpo e, parallelamente, una ricerca  sulla negazione dell'identità. 
Degli spettacoli seguenti vi parleremo prossimamente

Questo il programma:
9 luglio - domenica, ore 21
LA VERONAL (Spagna)
KOVA ¬ GEOGRAPHIC TOOLS

11 luglio - martedì, h ore 21
Gruppo Nanou (Italia – Ravenna)
Xebeche [csèbece]

14 luglio - venerdì, ore 21
Zerogrammi (Italia – Torino)
Jentu

18 luglio - martedì, ore 21
Compagnia Zappalà Danza (Italia – Catania)
Romeo e Giulietta 1.1

26 luglio - mercoledì, ore 21
Company Chameleon (Inghilterra)
OF MAN AND BEAST
Spellbound contemporary ballet (Roma Italia)
The hesitation day 
The divided self
Coreografie  di Mauro Astolfi

mercoledì 28 giugno 2017

Buone letture estive



La bibliolibreria gratuita Plautilla chiude venerdì per il ponte di San Pietro e Paolo e dall'inizio di luglio va in vacanza. 
A settembre riprenderanno le tante attività di Monteverdelegge. Nel frattempo, per i partecipanti al gruppo di lettura del sabato, il libro estivo è Flush, di Virginia Wolf. 
Buone letture estive a tutti ! 

venerdì 2 giugno 2017

Un Esodo che scavalca i muri


Maria Cristina Reggio
Il prossimo 16 giugno andrà in scena al Teatro Patologico, in via Cassia 472, Esodo, uno spettacolo con adattamento drammaturgico e regia Alessandra Panelli che, con l'associazione Diverse Abilità, da anni tiene laboratori teatrali con utenti dei centri di salute mentale e attori professionisti.
In questo spettacolo, in cui sono impegnati, insieme a molti altri attori, due utenti di Cantiere24, Antonella Cecchi Pandolfini e Lamberto di Fabio, l'esodo è rappresentato come una condizione comune a tutti gli esseri umani che, prima o poi,  si trovano di fronte a un muro da oltrepassare.
I muri dunque come fiumi o mari simbolici da attraversare, cataste di cartoni pesanti come pietre che formano frontiere da abbattere con la forza del proprio corpo, ma anche barriere  invisibili che dividono o isolano le storie delle vite delle persone. 
Come scrivono gli stessi autori, "Esodo è uno spettacolo che vede l’unione di due gruppi che da anni si sperimentano in laboratori paralleli e continuativi attraverso le arti del teatro e della danza. Come sempre negli spettacoli curati dal nostro gruppo di lavoro il tema dell’uomo, delle vicissitudini della vita, delle sconfitte e delle occasioni è molto sentito e foriero d’interessanti approfondimenti. Attraverso i testi e i personaggi, che di volta in volta si incontrano e ai quali diamo vita, s’intraprende un percorso di crescita e consapevolezza".
Con una strepitosa sequenza di musiche famose che  ciascuno può  riconoscere come famigliari colonne sonore della propria esistenza, e di brani tratti da tanti testi letterari spesso studiati a scuola  ma qui recitati in nuovi contesti, questo lavoro teatrale  colpisce per la sua capacità di coinvolgere  la memoria e l'esperienza del pubblico in tante storie condivisibili: un momento in cui il teatro  non divide la platea dal palcoscenico, ma rende attori e spettatori davvero partecipi di una comunità, talvolta, davvero umana.
Da non perdere.

ESODO
16 giugno ore 21
TEATRO PATOLOGICO Via Cassia 472
Info e prenotazioni: a.panelli@fastwebnet.it  Tel: 3356532341
Formazione dell’Attore: Alessandra Panelli
Espressione Corporea : Costanza Castracane.
Danza Terapia: Anna Di Quirico.
Area Clinica: Dott.ssa Tiziana Piersanti Centro di Salute Mentale ASL Roma 3, Dott.ssa Teresa Mastroianni, Centro di Salute Mentale ASL Roma 2.

mercoledì 24 maggio 2017

Festa di Primavera domenica 28 maggio alla Stazione 4venti

Firmiamo da Plautilla per l'agibilità del casale San Pancrazio
Come ci scrive Licia Donati, presidente del Comitato di Quartiere Monteverdevecchio - 4 venti, la raccolta per le  delle firme  per l'agibilità del casale di S.Pancrazio (Casetta Garibaldina), continua  fino a domenica 28 Maggio, giorno in cui si festeggerà la festa di primavera con tante associazioni di Monteverde. Il modulo firme è anche presso Plautilla.
Per informazioni:
facebook '' monteverde quattro venti comitato ''

martedì 16 maggio 2017

Plautilla. Haiku: pomeriggio con Carla Vasio, 10/3/2017

Carla Vasio da Plautilla, foto Dino Ignani, 10 marzo 2017

Fabiana Carpiceci
Recentemente Plautilla ha ospitato Carla Vasio in un incontro pensato per introdurre i lettori di monteverdelegge alla comprensione, apparentemente semplice, degli Haiku, forma poetica nata in Giappone nel XVII secolo.
Componimenti brevi, essenziali, espressioni di emozioni e relazioni racchiuse “in un soffio, in un respiro”, nel qui e ora. Componimenti poetici  che hanno affascinato, e tuttora interessano, il mondo occidentale  a tal punto da creare ovunque circoli virtuosi, laboratori di Haiku in svariate lingue, con relativi concorsi internazionali che si svolgono ogni anno in varie parti del mondo.
Carla Vasio, veneziana (trasferitasi a Roma nel  1943, con la sua famiglia d'origine), saggista, storica dell'arte, scrittrice e poetessa, esponente della neoavanguardia (fece parte del Gruppo '63), gestì  per un lungo periodo la Libreria dell'Oca a Roma , facendone  un luogo di intensi scambi culturali, esposizioni d'arte, musica, pittura, letteratura.  Successivamente la scrittrice partì per il Giappone, dove visse diversi anni. Lì ebbe modo di conoscere e apprezzare una cultura profondamente diversa dalla nostra e in particolare di approfondire la conoscenza degli Haiku.

Al rientro in Italia, Carla fondò con Nojiri Michico l'Associazione Italiana Amici dell'Haiku che tutt'ora ogni anno indice un premio di poesia.
Ma torniamo a Plautilla, immaginiamo di essere  nella bella sala della libreria, riuniti intorno al tavolo centrale, circondati dai libri , con Carla che ci parla con  voce dolce e gentile degli Haiku.
guardandoci uno a uno, mentre “ci fa incontrare” questa forma che a noi può risultare misteriosa.
Perché l'Haiku é un attimo di tempo, ci spiega (facendoci degli esempi poetici), sospeso nell'hic et nunc, generalmente composto da tre versi, secondo uno schema basato su  “more” (e non sillabe) distribuite nel seguente ordine :  5/7/5,in 17 complessivi “on”, o suoni.
Carla sottolinea che l'Haiku è un incontro, per chi lo scrive e per chi lo legge, con al centro della composizione un segreto, il Kigo, parola chiave che rappresenta  l'indicazione necessaria a svelare il segreto stesso. Il significato di tutta la breve composizione.
In sé e per sé non è poesia di sensazioni, di sole melodie.
 E'” tutto insieme”, in un attimo, e il significato vero arriva in un fulmine, cosa istantanea che frantuma, all'improvviso, e senza giustificazione, l'attimo della rivelazione. Del senso intero di quell'espressione poetica.

Come accade nella nostra persona  quando, all'improvviso, si rompe una convenzione mentale, una rigidità protesa da tempo, un pregiudizio in apparenza granitico,intoccabile.
Carla ci tiene  molto a farci riflettere proprio  su questo aspetto direi intimo del pensiero umano,
che è conoscenza,esperienza relazionale, intuizione e profondità percettiva nello stesso tempo.
Comporre Haiku richiede molta concentrazione, è un esercizio  da praticare da soli e in gruppo.
In Giappone tutti compongono Haiku, non c'è distinzione sociale, né preferenze. Ogni momento può essere “fermato” su un blocchetto e scritto per raccontare, in modo apparentemente semplice, tale da risultare a volte ingenuo, ciò che sta accadendo nella natura, nel quotidiano, nella esistenza di un attimo. Come un fulmine.
E in gruppo questo modo di comporre scorre in un inevitabile scambio di parole, di brevi frasi, di silenzio, di fiducia verso chi  ti sta vicino nella composizione, dal momento che proprio chi è al tuo fianco leggerà il tuo verso legandolo con molta probabilità al proprio o a quello di un altro partecipante, in unico Haiku.
Ecco, in sintesi, il pomeriggio del 10 marzo 2017, da Plautilla, con Carla Vasio.
La scrittrice tornerà a breve per un altro incontro di approfondimento e di creatività con tutti i partecipanti al laboratorio.  

giovedì 11 maggio 2017

Sabato 13 ore 10.30 da Plautiila primo film della rassegna ABBIAMO BISOGNO CHE QUALCUNO CI SOGNI



Plautilla, bibliolibreria gratuita 
Associazione culturale Monteverdelegge
Centro Diurno Cantiere24, ASL RM3
Aida Onlus
Via Colautti 28-30, Roma

Sabato 13 maggio ore 10,30
Proiezione del film di Saverio Costanzo Hungry Hearts, 2014
Conversazione con Alex Pagliardini, Sergio Benvenuto e Valerio De Simone
La proiezione si terrà presso la bibliolibreria Plautilla
ingresso gratuito

Inizia sabato prossimo ABBIAMO BISOGNO CHE QUALCUNO CI SOGNI, una rassegna cinematografica sul disagio giovanile e sulle difficoltà nei rapporti tra genitori e figli, a cura di Elisabetta Spinelli (Responsabile percorsi CDA RM3)  e Patrizia Vincenzoni (psicologa, responsabile del Centro Diurno Cantiere24), con Barbara Aramini, Eleonora Carocci, Antonella Litterio,Emanuela Maugliani, Laura Pertica.
Partecipano all'incontro psicoanalisti, psichiatri, docenti, studenti, cinefili.
Per saperne di più sul film:
http://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/hungry-hearts/59116/
http://www.minimaetmoralia.it/wp/hungry-hearts-intervista-a-saverio-costanzo/

domenica 30 aprile 2017

AUTORITRATTO DI EDITORE

Viola Brancatella
Durante gli ultimi mesi Monteverdelegge è stata animata da una nuova iniziativa che ha portato l’associazione nelle scuole di Monteverde. La scommessa del progetto, che si intitola “Autoritratto di editore” ed è fra i vincitori della seconda edizione del bando Io leggo della Regione Lazio, è far incontrare gli studenti delle scuole superiori, medie ed elementari con gli editori di alcune piccole e medie case editrici romane. Nella seconda fase gli studenti sperimentano in prima persona il lavoro editoriale e la divisione dei ruoli all’interno di una casa editrice, ricostruendo – sulla base degli incontri – gli autoritratti degli editori attraverso un montaggio di testi e di immagini. In parallelo, gli editori incontrano gli utenti del centro diurno Giovagnoli dove si svolgono le attività della bibliolibreria Plautilla, per un ciclo di video-interviste sull’editoria che, insieme agli autoritratti, andranno a comporre un sito web ad hoc, da maggio online.
I primi tre incontri con gli studenti hanno visto coinvolti i giovani degli istituti superiori Morgagni e Manara, e i giovanissimi della scuola elementare Francesco Crispi. Dagli otto ai diciotto anni sono le età degli studenti che hanno dedicato circa due ore a ciascun incontro, con divertito distacco adolescenziale unito, il più delle volte, a un autentico interesse.
Gli editori che si sono prestati alle “lezioni” nelle diverse scuole hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa e, nel tempo a disposizione, hanno creato una relazione di scambio con gli studenti, stimolando la loro curiosità e il loro entusiasmo.  I motivi per tornare a scuola da adulti, se non lo si fa per insegnare, possono essere tantissimi e diversi tra loro, ma in tutti gli editori si è percepito il desiderio di svelarsi e di condividere, di raccontare la vita - la propria - in modo credibile, con rispetto, approfittando, forse, di quel momento per fare i conti anche con se stessi. Professionalità e sincerità, ma soprattutto il desiderio di comunicare con le nuove generazioni e di trasmettere informazioni ed esperienze rilevanti, dire quel qualcosa che scateni una reazione propositiva, per lasciare un segno, anche inconscio, in qualche giovane di cui si dimenticherà presto il nome, ma non lo sguardo.

La prima scuola nel percorso di Autoritratto di editore è stata il liceo scientifico Morgagni, in compagnia di Daniela di Sora della casa editrice Voland, pronta a svelare anche i piccoli grandi segreti aziendali che non si rivelano mai ai giornali. Nonostante si parlasse di argomenti lontani dall’universo degli adolescenti, gli studenti si sono fidati e hanno seguito con attenzione. Durante l’incontro Daniela Di Sora è partita dalla genesi della casa editrice, che ha preso avvio dal  suo profilo di slavista, e dalla rilevanza del nome, Voland (il diavolo de Il Maestro e Margherita di Bulgakov), per arrivare ai cambi di rotta, all’arrivo di nuove idee, alla “scoperta” dell'autrice belga Amélie Nothomb che Voland pubblica ancora oggi dopo decenni. In primo piano, il lavoro editoriale prima e  durante la crisi economica e le altalene tra l’amarezza e il desiderio di continuare a lavorare bene. Le scelte lavorative si fondono con la vita e diventano impegno quotidiano e concreto, senza retorica.

Secondo istituto sul nostro cammino, il liceo classico Manara, con Giuseppe Laterza, che ha usato ironia e senso critico per catturare l’attenzione dei ragazzi. Due ore di analisi e riflessione sul nostro paese tramite i libri da lui scelti per raccontare il progetto della casa editrice, intervallate da battute che non nascondevano una passione sfrenata per i libri e per la formazione. Gli studenti sono stati attentissimi e si sono lasciati trascinare nei percorsi labirintici e a tratti foschi del mondo di oggi raccontato da un adulto, senza i filtri normalmente usati per i più giovani e senza la disillusione tipica di certe conversazioni mature.

Il terzo incontro si è tenuto nella scuola elementare Francesco Crispi, dove, in una classe colorata e senza sedie, Carla Ghisalberti, redattrice di Orecchio Acerbo, ha fatto il suo ingresso con venti libri illustrati: un trenino di figure adagiate a terra di fronte ai bambini seduti composti sui tappeti di gomma sistemati apposta per l’evento. Ci si chiedeva come sarebbe stato un incontro con dei bambini e come avrebbero reagito al mondo dell’editoria, che spesso risulta complesso e misterioso anche agli occhi degli adulti. E invece gli scolari delle elementari si sono rivelati uditori attenti e  ricettivi: domande su domande a fine incontro – sanno che dovranno scrivere un autoritratto di editore –, osservazioni profonde sulla scrittura, sulla traduzione, sull’importanza delle storie complesse che sembrano tali soltanto per gli adulti. E poi tanta voglia di partecipare e di farsi notare, contrariamente agli adolescenti che spesso si nascondono o tendono a non voler emergere. Carla Ghisalberti ha raccontato la storia di Orecchio Acerbo come se stesse recitando una pièce a teatro, dalla sua origine – l’orecchio verde e Fausta Orecchio – ai suoi libri più rari, più impegnativi o di grande successo. Una storia colorata e animata, che ha ipnotizzato tutti, adulti compresi.

venerdì 28 aprile 2017

Incontri di poesia da Plautilla: venerdì 28 aprile, ore 18, Annamaria Ferramosca



venerdì 28 aprile alle ore 18
bibliolibreria gratuita Plautilla

incontro con la poetessa
Annamaria Ferramosca
a partire dal suo Trittici il segno e la parola

"Ferramosca scrive sulla scia di pitture, ne evoca vissuti, ne amplia sensazioni: «qui si danza una perfezione / si festeggia che cosa? / che cosa si vela nel fondo / degli occhi? o tra i capelli?… /tra poco sulla scena / si scioglieranno i capelli vorticando». La sua parola insegue una morbidezza ipnotica, dove senso e suono si rimandano richiami, e dove la realtà degli incroci fra arti diverse inventa un terzo spazio, mobile e fluttuante, carico di echi e sovrapposizioni, come un rapsodico e contiguo creare “accanto”. Da una "nota di lettura" di Marco Ercolani.
Il sito di Annamaria Ferramosca

mercoledì 19 aprile 2017

L’ultimo Star Wars, o del combattere senza Forza

Valerio De Simone
Rogue One: A Star Wars Story, primo spin off dopo l’acquisto da parte di Disney dei diritti di Star Wars, sa conquistare e divertire, merito soprattutto di aver assunto un tono più estremo nella politicizzazione della saga. Come sostiene Dan Hassler-Forest, “in un certo senso, Star Wars è stato sempre  politico”, anche se Star Wars: Il risveglio della forza (J. J. Abrams, 2015) è apparso assai depoliticizzato, infantilizzando la narrazione per poter venire incontro alle nuove generazioni di spettatori.
Rogue One muta profondamente la visione del precedente, ed è infatti uno dei capitoli più duri e cupi della saga. Di nuovo una giovane protagonista è agente attivo della narrazione, ma in Jyn Erso (Felicity Jones), a differenza che in Luke Skywalker o nella sua neo copia Rey, non scorre la forza. Anzi è la figlia di Galen Erso (Mads Mikkelsen), lo scienziato che ha contribuito attivamente alla realizzazione della Morte Nera, la terribile arma che servirà al neonato Impero per sottomettere tutti i pianeti della galassia. Il percorso di Jyn si discosta in parte dal tradizionale archetipo narrativo femminile analizzato da saggi come quelli di Maureen Murdock, Il viaggio dell’eroina (Dino Audino 2010) e Kim Hudson, La promessa della vergine (Dino Audino 2016). La giovane non dovrà imparare a difendersi né a odiare l’Impero, colpevole di aver distrutto la sua famiglia: “non ho mai avuto il lusso di un’opinione politica”, afferma all’inizio, mostrando come sia individualistica la sua lotta contro il regime totalitario, ma finirà per comprendere che per sconfiggerlo sono necessarie l’unione e la speranza.

L’azione narrativa è dunque nelle mani delle donne (a presiedere il comitato che riunisce tutte le delegazioni dei pianeti nell’Alleanza Ribelle è l’ex senatrice Mon Mothma), dimostrando come nonostante la dura campagna elettorale che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca, la mainstreamizzazione del femminismo sia ancora attuale (da non dimenticare che a fronteggiarlo vi erano due candidate: la democratica Hillary Clinton e la verde Jill Stein). Ma la politicità del film non si limita a questo. Infatti un’ulteriore innovazione di Rogue One consiste nel raffigurare numerose etnie (umane e aliene) attribuendo loro non solo ruoli secondari (si pensi a Lando Carlissian, uno dei pochi personaggi non-bianchi della prima trilogia). Protagonista maschile è Cassian Andor, interpretato dall’attore messicano Diego Luna (Dirty Dancing 2: Havana Nights; Milk), un ufficiale ribelle che svolge compiti importanti per la causa.
L’Alleanza è colta nella sua fase di nascita; già in Star Wars Episodio III: La Vendetta dei Sith (George Lucas, 2005) alcuni esponenti del senato della Repubblica, comprendendo la deriva totalitaria del Cancelliere Palpatine, gettavano le basi fondative della Ribellione. Si perde l’aspetto romantico che aveva contraddistinto l’Alleanza nella prima saga, guadagnando però un maggiore legame con le esperienze resistenziali storiche: le decisioni vengono prese dal comitato da cui però la frangia più radicale, impersonata da Saw Gerrera (Forest Whitaker) maestro spirituale di Jyn, è stata allontanata.
A rendere ancora più cupa la narrazione è la totale assenza della Forza. Ormai gli jedi sono apparentemente estinti, restano solo un ricordo nella mente di alcuni personaggi; la loro memoria alimenta la speranza ispirando l’azione dei protagonisti, che così sono pronti anche a gesti di cui non vanno fieri, come ricorda Cassian.
Come già aveva mostrato Il risveglio della forza, anche Rogue One vuole stabilire una continuità narrativa e visiva con gli episodi storici ricreandone minuziosamente alcune sequenze. Infatti grazie alla computer graphic è stato possibile “riportare in vita” Peter Cushing, scomparso nel 1994, o ringiovanire la Principessa Leila (questa volta però il modello non è Carrie Fisher, ma l’emergente Ingvid Deila).
Con l’improvvisa e prematura scomparsa di Fisher, che però ha fatto in tempo a vestire di nuovo i panni del Generale Organa nel prossimo Star Wars: L’ultimo Jedi (Rian Jonshon, 2017), si apre alla possibilità dell’utilizzo della CG per mantenere vivo il suo personaggio, aprendo la discussione sull praticabilità etica di una simile scelta. Ma alla fine il cinema non è proprio questo?

Rogue One: A Star Wrs Story
regia di Gareth Edwards
USA, 2016, 133’

giovedì 13 aprile 2017

Monteverdelegge teatro: Vecchi per niente al Teatro Vascello

Maria Cristina Reggio
Il regista Nicola Russo racconta in Vecchi per niente al Teatro Vascello (in scena fino al 14 aprile) la vita di due uomini e due donne non più giovani, e lo fa  insieme con gli attori Benedetta Barzini, Sara Borsarelli, Teresa Piergentili  Marco Quaglia, Agostino Tazzini, Guido Tonetti: niente è più difficile che superare uno stereotipo così radicato nella società attuale come quello legato alla vita della maggior parte dei vecchi, esiliati dalla tecnologia e dunque da quella che oggi è la dimensione sociale più frequentata,  e le cui le cucine e soggiorni sono bombardate dagli spettri televisivi di malattie, dolori muscolari, artrosi e incontinenze che ottundono le giornate trascorse prevalentemente a casa, spesso  in compagnia delle badanti.

  Lo spettacolo, filtrato dalle teorie di Hilmann sul carattere, si vuole snodare con una prospettiva ribaltata, per cui i personaggi non vivono solo nel presente, ma  frequentano continuamente  il loro passato, alla ricerca ciascuno del proprio rapporto con i rispettivi genitori. Ma una domanda sorge spontanea: i vecchi veri non hanno sempre uno sguardo rivolto poco al loro presente, ma piuttosto  verso il proprio passato individuale più remoto?  E non è  anche questo un luogo comune? Quante nonne e nonni ripetono con estrema vividezza il racconto di quando erano bambini, senza riuscire e ricordarsi cosa hanno fatto il giorno prima. Ma l'assenza di una vera novità non cambia molto nella resa comunque interessante e problematica di questo breve spettacolo, in cui quattro attori-personaggi che indossano una maschera coincidente con il proprio corpo e il proprio nome, Teresa,  Benedetta, Agostino e Guido, si incontrano in scena per intrecciare i propri racconti.  Sul palco non ci sono elementi di arredo al di fuori di quattro sedie , mentre lo sfondo è un fondale verde cromakey, come quelli che si usano in televisione dietro ai giornalisti del tg per fare apparire, dietro di loro, le scene registrate in altri luoghi del mondo.

Quindi Teresa,  Benedetta, Agostino e Guido abitano in un luogo senza definizioni spaziali e temporali, catapultati in un limbo qualsiasi dove possono attraversare il tempo e lo spazio  e dove vengono a loro volta "interpretati", come in uno psicodramma di Moreno,  da due attori più giovani, Sara Borsarelli e Marco Quaglia, nel loro rivolgersi ai loro stessi genitori vecchi, dove l'influenza del setting e del linguaggio psicoterapeutico sembra alludere, a tratti, ad un In Treatment di matrice televisiva. In questo attraversamento dello spazio e del tempo trasuda l'intima umanità battagliera  di questi personaggi, così come l'ha disegnata il regista insieme agli attori, i cui toni sono volte un po' troppo da caratteristi, ma comunque  in bilico precario tra la realtà e la finzione e dunque al tempo stesso comica e sorprendente, ma anche quotidiana, ordinaria, per cui non ci si stupisce se, all'uscita da teatro alcuni attori sembra proprio che  indossino  gli stessi abiti che avevano in scena.  Senza tragedia, questi sei attori-personaggi non sono in cerca di autore, ma sembrano piuttosto alla ricerca di un luogo dove raccontare frammenti delle loro vite: che  sembri il set di uno studio terapeutico oppure un confessionale televisivo oppure, senza distinzione, un  palcoscenico teatrale, poco importa perché un  pubblico li ha ascoltati comunque e questo forse basta a dare voce alle storie di tante  persone vecchie che,  chiuse nelle loro reumatiche solitudini, si scolorano in un anonimato muto. 

domenica 26 marzo 2017

Jack London a Monteverde

Oltre che un grande scrittore, Jack London è stato un bravo fotografo:
questo è un suo scatto tratto dal volume Le strade dell'uomo,
pubblicato da Contrasto, una delle case editrici che partecipano a Autoritratto di editore
Enza Bertoni
Quando proposi all'insegnante Melissa Barberini della V A "Istituto comprensivo Largo Oriani" di leggere Il richiamo della foresta in occasione del centenario della morte di Jack London, lei accettò con entusiasmo.
Concordammo che a partire dal 9 gennaio 2017 ci saremmo incontrati tutti i lunedì in biblioteca con i ragazzi.
Così è stato: invogliati dall'ascolto della lettura, i ragazzi hanno portato i  volumi che avevano a casa o li hanno comprati, dimostrando poi passione, attenzione, concentrazione.
La lettura, come sappiamo, nasce da un trasporto emotivo e Il richiamo della foresta è uno scrigno pieno di emozioni e di avventure. Protagonista è Buck, un cane straordinario, che trascina le slitte dei cercatori d'oro nei interminabili viaggi.
"Illimitata era la gioia di Buck in quel continuo vagabondare… su e giù per quella vastità non segnata sulle carte…".
Il potere delle parole e la loro suggestione hanno creato una magia, che ha dato l'opportunità ai ragazzi d'individuare un tema, facendo un esperimento didattico: in ogni romanzo c'è qualcosa di noi. E così hanno scritto.

giovedì 16 marzo 2017

I lunedì di Plautilla: reading teatrale di Lorenzo Fochesato il 20 marzo alle 17.00



da Plautilla, Lunedì 20 marzo 
ore 17.00
Lorenzo Fochesato  legge alcuni brani dall’Otello di Shakespeare
con  la partecipazione di Giulia Sacchetti

 segue la proiezione del cortometraggio di Pier Paolo Pasolini
Che cosa sono le nuvole?

Lorenzo Fochesato leggerà alcuni brani dall'Otello di Shakespeare,  con la partecipazione della giovanissima Giulia Sacchetti nei panni di Desdemona. Lorenzo, che fin dal liceo si forma come attore  partecipando a diversi laboratori, nel 2014 ha recitato al Teatro India nello spettacolo teatrale “Romeo e Giulietta-ovvero la perdita dei padri”, un  progetto del gruppo Biancofango coprodotto  dal Teatro di Roma. 
Segue la proiezione di Che cosa sono le nuvole?  il cortometraggio in cui Pier Paolo Pasolini mise in scena nel 1967 un Otello filmico rappresentato da un teatro di burattini, con Ninetto Davoli nella parte di Otello, Laura Betti che interpretava Desdemona, Domenico Modugno nei panni di un netturbino e l'attore - marionetta per eccellenza, Totò, qui nel suo ultimo film prima di morire.

venerdì 3 marzo 2017

Incontri e laboratori da Plautilla, aspettando Carla Vasio venerdì 10 marzo alle 17.00

Che sia di lunedì, o di venerdì, o degli altri giorni della settimana, Plautilla non si ferma mai: ci sono i laboratori, naturalmente, che segnano il ritmo quotidiano, ma qui vogliamo presentare una piccola galleria di incontri che hanno animato la bibliolibreria di via Colautti nelle ultime settimane.
Barbara Bonomi Romagnoli, apicoltrice e autrice del libro Bee Happy (DeriveApprodi), per esempio, ha raccontato il mondo delle api e degli apicoltori. Un mondo fatto di fatica, di sorprese, di poesia. E la poesia – declinata in aspetti molto diversi fra loro – è stata in questo periodo uno dei perni principali dell'attività di monteverdelegge.
Paola Sansone da Plautilla, foto di Dino Ignani   

Carla Vasio da Plautilla, foto di Dino Ignani

Paola Sansone, per esempio, ha portato l'ironia fresca e a tratti amara della sua raccolta Rimescolando (un esempio: Sono e sarò sempre/casta e pura/perché non c'è nessuno/che lo appura).
Vincitrice del Premio Viareggio 2016 e compagna di strada di monteverdelegge già da alcuni anni, Sonia Gentili ha presentato in anteprima proprio da Plautilla le sue nuove poesie I quattro gesti della creazione.
Infine, Antonietta Tiberia e Antonella Cecchi Pandolfini hanno letto alcuni haiku tratti dai loro libri appena pubblicati da monteverdelegge cartoni: impressioni fugaci e vivide espresse con la purezza dell’essenzialità. La presenza preziosa e autorevole di Carla Vasio, notissima cultrice di haiku, ha arricchito l’incontro con gli affascinanti racconti della sua esperienza di vita in Giappone e soprattutto con i segreti dell’Haiku che ha cominciato a svelarci.

Ne è nata la promessa di un prossimo incontro che si configurerà proprio come un laboratorio. Cimentarsi con gli Haiku significa liberarsi delle parole superflue per cogliere l’essenza, la sostanza di un’esperienza: questo ha promesso Carla. La aspettiamo da Plautilla Venerdì 10 marzo, alle 17.



venerdì 17 febbraio 2017

Lunedì di Plautilla con Haiku

Lunedì 20 febbraio, ore 17.00
con  Carla Vasio, cultrice di Haiku
Letture di Haiku di Antonietta Tiberio e Antonella Cecchi Pandolfini




mercoledì 8 febbraio 2017

Modus legendi, un best seller su misura (dei lettori)


Viola Brancatella
È un fatto noto che oggi si pubblichino molti più libri di quanti ne vengano comprati e che la crisi dell’editoria di cui tutti parlano da una decina di anni dipenda non tanto dalla scomparsa dei lettori (che, presi nel complesso, non sono calati rispetto ai 24 milioni dagli anni ‘80) quanto da una serie di fattori che si intrecciano tra loro: una situazione economica fragile, politiche editoriali che privilegiano solo pochi titoli, calo del tempo dedicato alla lettura dei libri.
Ma se il numero di lettori è rimasto lo stesso e si continua a scrivere tanto – anche troppo – perché i best seller degli anni ‘80 erano scritti da autori di valore, come Eco, Kundera e Calvino, e quelli di oggi sono “solo” libri che vendono tanto?

È ponendosi questa domanda che Angelo Di Liberto e Carlo Cacciatore, i creatori del gruppo facebook di lettura consapevole “Billy, il vizio di leggere”, hanno dato vita a “Modus Legendi, i lettori scelgono la qualità”, la rivoluzione gentile dei lettori italiani che ha creato un case history editoriale nel 2016.
Dopo sei anni di lettura, di scambio e di analisi letteraria virtuale, il gruppo facebook “Billy” - che prende il nome dalla diffusissima libreria Ikea - ha, infatti, deciso di dare uno scossone al mondo editoriale a ribasso e mandare in vetta alle classifiche di vendita un libro scelto dai lettori in modo volontario e consapevole.

L’iniziativa, di cui non esistono precedenti nel mondo, nel 2016 ha, così, portato al terzo posto della classifica nazionale della narrativa straniera e all’undicesimo di quella generale -  con 2400 copie vendute in una settimana - un libro stampato due anni prima dalla casa editrice L’Orma e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984: Il posto di Annie Ernaux. Vincita che deve aver portato fama e fortuna all’autrice, che dopo, alcuni mesi, ha vinto il Premio Strega europeo con il romanzo Gli anni, del 2008. Il movimento ha raggiunto, perciò, il suo scopo, dimostrando che il tempo e i meccanismi pubblicitari possono giocare a favore della qualità e che un libro non è mai troppo obsoleto, quando sono i lettori a sceglierlo.

Ma come sono riusciti 1200 lettori a cambiare le sorti di un’autrice e di una casa editrice in questo modo? La risposta è al tempo stesso semplice e rivoluzionaria. Il comitato di dieci lettori forti che gestisce l’iniziativa ha selezionato, dopo aver letto centinaia di libri, cinque titoli finalisti da proporre ai lettori, che – anche senza averli letti – hanno votato quello che preferivano e che avrebbero voluto comprare. Una volta decretato il vincitore, i lettori si sono coordinati e durante una settimana specifica (nel 2016 è stata ad aprile, quest’anno sarà a febbraio) hanno acquistato tutti lo stesso libro nelle librerie - tassativamente fisiche e non virtuali -, per rientrare nelle classifiche editoriali (che non considerano gli acquisti on-line).
I titoli scelti dai dieci “savi” che selezionano la cinquina rispondono ad alcuni criteri di bellezza, autorialità e cura: i libri, infatti, non devono essere necessariamente i più belli, ma devono esprimere qualità, essere originali, curati nella grafica e devono essere coraggiosi, come gli editori che li propongono.

“Esiste un patrimonio librario immenso”, spiega il creatore dell’iniziativa, Angelo Di Liberto.  “A fianco degli editori grandi, migliaia di case editrici medio-piccole continuano a scommettere su autori originali e di qualità, troppo spesso messi in secondo piano”. E parlando del meccanismo editoriale industrializzato che snatura la lettura e commercializza la letteratura, Di Liberto aggiunge: “Il best seller non è più garanzia di romanzo di qualità. Il problema fondamentale è che la classifica identifica il valore di un libro con il suo potenziale di vendita. Perciò se un libro vende tanto diventa di valore, quando, invece, se vende, vende e basta… È un po’ come credere che McDonald’s abbia un’ottima cucina solo perché ha un fatturato mensile altissimo”. Filosofia che sta avendo una netta diffusione, tanto che, a distanza di un anno dalla prima edizione, “Modus Legendi” ha già stabilito un nuovo trend di partecipazione e ha mosso in avanti qualche numero: quest’anno la pagina di “Billy, il vizio di leggere” conta quasi 13 mila e 400 iscritti e i votanti della cinquina finalista – da poco votata – sono stati 4mila. In quella che sembra una vera e propria chiamata alle armi letteraria, i lettori diventano consumatori responsabili di libri e decidono di interagire con il mercato editoriale, invece di subirlo, dimostrando che i social network e il passa parola - se usati con consapevolezza - possono diventare attivatori di qualità e strumenti di resistenza culturale.
“Vorremmo che gli editori grandi capissero che i lettori consapevoli stanno aumentando e che d’ora in poi incideranno sui dati di mercato, fino a quando le classifiche di vendita non saranno giuste”, spiega Di Liberto “e fino a quando i libri proposti da alcuni editori non smetteranno di essere contenitori vuoti di intrecci, operazioni commerciali per lettori occasionali”.

Uno dei motori che anima l’iniziativa “Modus Legendi”, perciò, è il desiderio di instaurare un rapporto con gli editori - soprattutto con gli editori grandi - e indurre il mercato editoriale a riflettere su se stesso e sulle sue regole commerciali, accompagnando i lettori alla scoperta della letteratura di valore, sia classica che contemporanea, nel rispetto della bibliodiversità. Per quanto riguarda i lettori, non resta che passare all’azione tra il 12 e il 18 febbraio, comprando in libreria il libro vincitore di quest’anno, Neve, cane, piede di Claudio Morandini (edito da Exòrma).

mercoledì 1 febbraio 2017

Prossimo lunedì di Plautilla con Sonia Gentili


Il prossimo appuntamento per I Lunedì di Plautilla sarà il 6 febbraio alle 17, con Sonia Gentili, che cura da anni  il laboratorio Officina Poesia per Monteverdelegge al Centro Diurno Cantiere 24. 


In occasione di questo incontro Sonia parlerà del suo ultimo lavoro, un ciclo di poesie per il teatro intitolato I quattro gesti della creazione. Sonia Gentili è docente universitaria (Sapienza università di Roma), saggista (ultimo volume apparso: Novecento scritturale. La letteratura Italiana e la Bibbia, Carocci editore, 2016) e poetessa (L'impero e la Gorgone, Perrone editore, 2007 ; Parva naturalia, Aragno editore, 2012). È risultata  supervicitrice del premio Viareggio 2016 e del premio Pisa con la sua terza raccolta di poesia (Viaggio mentre morivo, Aragno editore), finalista anche al premio Frascati e al premio Fiumicino. Collabora col quotidiano “Il Manifesto”.

lunedì 23 gennaio 2017

Una videoinstallazione al Centro Diurno Cantiere 24



Si pubblicano di seguito alcune immagini della videoinstallazione RISVEGLI, proiettata nelle stanze del Centro Diurno Cantiere 24 lunedì, 16 gennaio 2017.
Le sequenze di azioni e la scrittura poetica sono state realizzate nell'ambito dei laboratori Con il mio corpo vivo e Con il mio corpo scrivo, tenuti al Centro Diurno nel 2015-2016 per l'associazione Monteverdelegge  da Maria Cristina Reggio e  da Maria Teresa Carbone sotto la supervisione della dottoressa Patrizia Vincenzoni.

Video di Maria Cristina Reggio
Soggetto di Maria Teresa Carbone e Maria Cristina Reggio
Testi poetici di Antonella Cecchi Pandolfini,  Lamberto Di Fabio, Virginia Valletta, Antonella Venanzi
Con Antonella Cecchi Pandolfini, Lamberto Di Fabio, Maria Cristina Masotti, Nicola Barricelli,  Virginia Valletta, Antonella Venanzi
Una collaborazione Monteverdelegge – Centro diurno Cantiere24

sabato 14 gennaio 2017

Risveglio, una videoinstallazione al Centro Diurno Cantiere24


Il prossimo lunedì, 16 gennaio 2017, alle ore 18:00, al Centro Diurno Cantiere 24 in Via Colautti 28, si potrà vedere RISVEGLI, una videoinstallazione realizzata in collaborazione tra Monteverdelegge e il Centro Diurno Cantiere24 presso il DSM ASL RM3.

La videoinstallazione si compone di tre proiezioni che abitano altrettanti ambienti del DSM: aperti, nella quotidianità diurna, all’incontro tra operatori e persone con diverse problematiche, e di notte bui,  inaccessibili, non abitati. Qui, invece, le tre stanze accolgono, in un'ipotetica alba, il sonno di coloro che le frequentano di giorno. Gli ambienti si osservano  solo dall'esterno, attraverso le porte socchiuse, perché custodiscono gesti intimi, minimi e privati, ma in questa dimensione, nel passaggio tra il sonno e la veglia, dilatati e condivisi.

In ogni stanza si proietta in loop un frammento video, dove immagini e suoni dialogano con i testi poetici scritti da alcuni utenti del Centro Diurno, che insieme ad altri hanno anche lavorato come performer nelle azioni filmate. 
Le sequenze di azioni e la scrittura poetica sono state realizzate nell'ambito dei laboratori Con il mio corpo vivo e Con il mio corpo scrivo, tenuti al Centro Diurno nel 2015-2016 per l'associazione Monteverdelegge  da Maria Cristina Reggio e  da Maria Teresa Carbone sotto la supervisione della dottoressa Patrizia Vincenzoni.

Video di Maria Cristina Reggio
Soggetto di Maria Teresa Carbone e Maria Cristina Reggio
Testi poetici di Antonella Cecchi Pandolfini,  Lamberto Di Fabio, Virginia Valletta, Antonella Venanzi
Con Antonella Cecchi Pandolfini, Lamberto Di Fabio, Maria Cristina Masotti, Nicola Barricelli,  Virginia Valletta, Antonella Venanzi
Una collaborazione Monteverdelegge – Centro diurno Cantiere24

martedì 10 gennaio 2017

Un ricordo di Nanni



Sapevamo da giorni, da settimane, che questo momento sarebbe arrivato, che avremmo avuto la notizia: Nanni se n’è andato. Lo sapevamo perché, in un certo senso, ce lo aveva detto lui quando a fine novembre ha invitato alcuni di noi a casa sua per consegnarci alcuni oggetti di monteverdelegge che gli erano rimasti. Della sua fine imminente non si è parlato e la conversazione è stata tranquilla, piacevole, garbata, a tratti scherzosa, come tranquille, piacevoli, garbate e a tratti scherzose erano state le molte mattine trascorse con lui a sistemare carte e conti di questa nostra associazione di cui Nanni, Giovanni Lo Surdo, è stato uno dei primi soci e, negli anni, un elemento portante. Quel giorno di fine novembre sapevamo tutti, lui per primo, che non ci saremmo più visti, ma il congedo non ha avuto niente di lamentoso o di drammatico. Si potrebbe dire, senza forzare la cosa, che quel congedo è stato lo specchio di Nanni. Sono molti gli aggettivi con cui potremmo definire questo nostro amico che non è più con noi, ma forse la parola che lo definisce meglio è semplice, perfino desueta: Nanni è stato per tutto il tempo che lo abbiamo conosciuto, e fino all’ultimo, un signore. Come un signore ha vissuto e come un signore ha saputo affrontare anche i suoi ultimi giorni. Ci mancherà moltissimo, e non solo perché monteverdelegge è diventata quello che è diventata, una associazione piccola e tuttavia presente e attiva nella vita culturale della città, anche grazie a lui. Ci mancheranno il suo tatto, il suo senso dell’umorismo, la sua saggezza. Con grande dolore abbracciamo i figli di Nanni e Adriana, sapendo che per loro, come per noi di monteverdelegge, il filo che ci ha legato a Nanni non si è spezzato con la sua morte.