mercoledì 6 gennaio 2016

Fuksas terrorizza Foligno

La Chiesa, diciamo così, di San Paolo Apostolo a Foligno. Foto di I. Sailko

G. Luca Chiovelli

Chi ha visto la Chiesa di San Paolo a Foligno, ideata da Massimiliano Fuksas, non potrà che rimanere preda d'un brivido particolare; colui che ha racchiuso nello sguardo tale panorama, infatti, ritto davanti a quell'inopinato cubo di cemento, avvertirà, subito e impetuoso, il sopravvenire d'una serie di sensazioni contrastanti: lo stupore, anzitutto; poi la paura; quindi, potentissima, l'incredulità, che lieviterà, progressiva, sino a una ilarità da pazzi, incontenibile, disperata, un'onda fatale che allagherà il cuore, troppo impreparato a questa rivelazione; una rivelazione postmoderna, una Stimmung che da sempre amo associare al famoso rigo di Baudelaire: "Su di me ho sentito passare il vento dell'ala dell'imbecillità".

Interni. Foto di I. Sailko

Definire brutto il cubo di Fuksas è impossibile. Qui siamo oltre il bene e il male; vaghiamo nelle regioni dell'inumano.
Persino il diavolo si ritrarrebbe sgomento da tale manifestazione di puro nichilismo.
Fantozzi e i pomodorini di guarnizione

Leggo da La Nazione: "Nella chiesa progettata dall'architetto-star Fuksas fa troppo freddo. E la messa viene spostata in un salone parrocchiale, caldo abbastanza da non far battere i denti come invece avviene nel "cubo" edificato nel 2009 ... Ben presto ... i parroci e i fedeli si accorsero che non era così semplice celebrare alla messa e assistervi. Un edificio troppo caldo d'estate e troppo freddo d'inverno ... Dopo gli ultimi disagi e il freddo intenso nel periodo di Natale è stata presa la decisione: la Messa sarebbe stata celebrata nel salone parrocchiale attiguo. E così è stato. Una decisione che, sembra, sarà permanente per il resto dell'inverno".
Nel cubo si è ingenerato, insomma, una sorta di microclima continentale, un letto di Procuste atmosferico per martiri cristiani del terzo millennio: più gelido dell'inverno umbro più gelido, più caldo dell'estate tropicale più calda.
Il cubo di Fuksas passerà alla storia come gli infidi e bifronti pomodorini di guarnizione di Fantozzi: "Freddi fuori, dentro palla di fuoco a 18.000 gradi". E viceversa.

Interni. Foto di I. Sailko

Non ce l'ho con Fuksas. Lo invidio, certo. Mi chiedo spesso perché egli, che ha atomizzato esteticamente un ex amena città del perugino, Foligno, e un intero quartiere di Roma, l'Eur, si ritrovi multimilionario, mentre il sottoscritto, che ha esornato almeno tre case con nature morte e paesaggi di buona lega, si ritrovi in bolletta.
E però lui è innocente, questo lo so.
Lui è innocente. Lui è così, è fatto così, queste son le sue fantasie. Se qualcuno le prende sul serio, invece di provvedergli sollecito una camicia di forza, è colpa di quel qualcuno.
E quel qualcuno chi è se non la gerarchia vaticana?
Ignoro il dipanarsi di tali questioni. Burocratiche, organizzative, cerimoniali. È fuor di dubbio, tuttavia, che, un bel giorno, un tizio con la tonaca abbia alzato la cornetta commissionando alla nostra archistar il mostro in questione; o che, addirittura, sia stato bandito un concorso (internazionale, magari), e che alcuni tipi con la tonaca abbiano sancito vincitore il cubo di cui si discorre.
È altrettanto indubbio che, un bel dì, la nostra archistar, con le assonometrie e i modellini sotto il braccio, si sia recato bel bello presso una delle sedi avite dei nostri intonacati (la Conferenza Episcopale Italiana? Bagnasco & Co.?) a presentare il rivoluzionario progetto.
E quelli hanno detto: sì, ci compiaciamo.
Un coso che persino un cinquenne dell'asilo riterrebbe un po' troppo basico e riduttivo: sì, ci compiaciamo (le casette dei bambini all'asilo: un quadratino con un triangolino sopra e tre caselle per simulare porte e finestre; Fuksas, che, evidentemente, odia la complessità, ha eliminato triangolo, porte e finestre).
E una pletora di vescovi, preti, cardinali, sindaci, archimandriti, suorine, assessori, papi, architetti, ingegneri, diaconi, camerlenghi, urbanisti, priori, metropoliti: sì, ci compiaciamo.
Manco a uno di loro è venuto in capo che, erigendo un simile catafalco, si sarebbe alzato un uppercut sul mento della Cristianità stessa (folignese, italica, universa)? E sul mento di Michelangelo, Brunelleschi, Arnolfo Di Cambio e Alberti?
Interni. Foto di I. Sailko

Mi chiedo: come è possibile, in tale porzione del nulla, che fiorisca un qualsivoglia anelito di spiritualità?
Che un essere umano creda? 
Che un paternoster sorga alle labbra?
Come è possibile celebrare un rito che richiede la fede nell'identità tra pane e carne, fra vino e sangue, senza che quelle architetture inducano un moto scettico nei celebranti tutti?
Eloì eloì lemà sabactàni?



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