lunedì 7 dicembre 2015

Titoli di film e poesie



A volte i titoli dei film celano qualche sorpresa letteraria.
Vediamo qualche esempio.

* * * * * 

La prima notte di quiete (Valerio Zurlini, 1972). Ci siamo già scervellati su questo titolo:


Secondo lo stesso Zurlini è un verso di Goethe; peccato che non si trovi la citazione esatta. Si è pensato, quindi, che La prima notte di quiete fosse il succo concettuale de Il canto notturno del viandante, sempre di Johann Wolfgang Goethe:

Su tutte le vette
è pace;
in tutte le cime degli alberi
senti un alito
appena;
gli uccelli son muti nel bosco.
Attendi ora. Presto
avrai pace anche tu.

La morte, insomma, sarebbe la prima notte di quiete dell'animo.
Una lettrice, però, giustamente, ha fatto notare questo passo da Storia dell'eternità di Jorge Luis Borges: qui il verso viene attribuito al poeta espressionista Wilhelm Klemm ("La muerte es la primera noche tranquila"). E tuttavia, anche stavolta, non si è riusciti a scovare la citazione precisa. Il dilemma continua.


Labbra di lurido blu (Giulio Petroni, 1975). Uno dei primi versi del poemetto giovanile di Percy B. Shelley, The Queen Mab:

Com’è meravigliosa la Morte,
la Morte, e il compagno suo, il Sonno!
Pallida quanto la Luna che di lontano cala
è la prima, con labbra d’un lurido blu;
l’altro roseo come il mattino
quando sul trono dell’oceano ondoso
la terra tutta imporpora;
meravigliosi ambedue, d’una beltà che fugge!

Per approfondire:


Vaghe stelle dell'Orsa (Luchino Visconti, 1965). Le Ricordanze di Giacomo Leopardi.

Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea
Tornare ancor per uso a contemplarvi
Sul paterno giardino scintillanti,
E ragionar con voi dalle finestre
Di questo albergo ove abitai fanciullo,
E delle gioie mie vidi la fine.

Su tutte le vette è pace (Yervant Gianikian-Angela Ricci Lucchi, 1999). Qui la citazione da Il canto notturno del viandante è precisa.

Oh, uomo! (Yervant Gianikian-Angela Ricci Lucchi, 2004). Il titolo dell'eccezionale documentario riprende una linea de La canzone di Kaspar Hauser, di Georg Trakl:

Egli veramente amava il sole, che purpureo il colle scendeva.
Le vie del bosco, il canoro uccello nero
e la gioia del verde.

Serio era il suo sostare all’ombra dell’albero
e puro il suo volto.
Dio parlava con soave fiamma al suo cuore:
oh, uomo!

Silenzioso il suo passo trovò la città di sera;
l’oscuro lamento della sua bocca:
voglio diventare un cavaliere.

Ma lui seguivano cespuglio e animale,
casa e giardino crepuscolare di uomini bianchi
e il suo assassino lo cercava.

Primavera ed estate e bello l’autunno
del giusto, il suo passo lieve
lungo le stanze oscure di sognanti.
Di notte egli rimaneva solo con la sua stella;

vide la neve cadere fra i rami nudi
e sulla soglia crepuscolare l’ombra dell’assassino.

Argenteo cadde il capo del non nato.

Per approfondire le tematiche del film:
http://mvl-monteverdelegge.blogspot.it/2013/12/un-libro-che-non-leggerete-mai-un-film.html


Buongiorno notte (Marco Bellocchio, 2003). Una delle poesie più note di Emily Dickinson:


Buongiorno - Mezzanotte -
torno a Casa -
il Giorno – s’è stancato di Me -
come potrei Io - di Lui?
La luce era un dolce luogo -
amavo restarvi -
ma il Mattino - non mi voleva -
così – Buonanotte, Giorno!
Posso guardare – posso? -
quando l’Est è Rosso?
Quando le Colline hanno un aspetto -
che allarga il il Cuore -
Tu - non sei così bella - Mezzanotte -
il Giorno io scelsi -
ma – ti prego – accogli una bambina
Ch’Egli ha scacciato via!


Germania pallida madre (Helma Sanders-Brahms, 1980). Deutschland, di Bertolt Brecht:

O Germania, pallida madre!
come insozzata siedi
fra i popoli!
Fra i segnati d'infamia
tu spicchi.

Dai tuoi figli il più povero
è ucciso.
Quando la fame sua fu grande
gli altri tuoi figli
hanno levato la mano su lui.
E la voce ne è corsa.

Con le loro mani levate così,
levate contro il proprio fratello
arroganti ti sfilano innanzi
e ti ridono in faccia.
Tutti lo sanno.

Nella tua casa
si vocia forte la menzogna.
Ma la verità
deve tacere.
È così?

Perché ti pregiano gli oppressori, tutt'intorno, ma
ti accusano gli oppressi?
Gli sfruttati
ti mostrano a dito, ma
gli sfruttatori lodano il sistema
che in casa tua è stato escogitato!

E invece tutti ti vedono
celare l'orlo della veste, insanguinato
dal sangue del migliore
dei tuoi figli.

Udendo i discorsi che escono dalla tua casa, si ride.
Ma chi ti vede va con la mano al coltello
come alla vista d'un bandito.

O Germania, pallida madre!
Come t'hanno ridotta i tuoi figli,
che tu in mezzo ai popoli sia

o derisione o spavento!

Eternal sunshine of the spotless mind (Michel Gondry, 2004). Sfortunatamente tradotto come Se mi lasci ti cancello; il titolo è un verso incastonato nell'Eloisa ad Abelardo del settecentesco Alexander Pope:

Felice (oh quanto!) è l’innocente ancella
che dimentica del mondo il mondo dimentica!
Un'eterna luce splende nel suo animo immacolato


I diafanoidi vengono da Marte (Antonio Margheriti, 1966). Un filmaccio di protofantascienza italiana. Perché il titolo così bislacco? Potrebbe derivare nientemeno che da Donna me prega, di Guido Cavalcanti, una delle composizioni più ardue della letteratura nazionale. Parlando dell'Amore che, quale accidente, si insinua nell'uomo, Guido scrive:

In quella parte – dove sta memora
prende suo stato, – sì formato, – come
diaffan da lume, – d’una scuritate
la qual da Marte – vène, e fa demora ...


If (Lindsay Anderson, 1968). Nel film che lanciò Malclm McDowell, Anderson cita, con ironico ribaltamento, il celeberrimo sermone di Rudyard Kipling sul'onore, la vita e l'educazione dei figli. Per il testo: 


La sottile linea rossa (Terrence Malick, 1998). Anche Malick cita Kipling. In un film solo apparentemente antimilitarista cita coerentemente una poesia militarista dell'inglese, Tommy; qui un soldato si sfoga contro tutti quelli che deridono i combattenti in tempo di pace, salvo poi inneggiare a loro in tempi di sciagura, quando si schierano nelle file rosse di sangue a difesa della patria:

Ma è la sottile linea rossa degli eroi, quando prende a battere il tamburo,
quando il tamburo batte, ragazzi miei, il tamburo batte,
oh, è la sottile linea rossa quando il tamburo prende a battere

Non è un paese per vecchi (Coen Bros, 2007). In realtà la citazione, da Yeats, è di Cormac McCarthy, autore del romanzo da cui fu tratto il film premio Oscar, ma tant'è.

Quello non è un paese per vecchi.
I giovani l’uno nelle braccia dell’altro, gli uccelli sugli alberi –
Quelle generazioni morenti – intenti al loro canto,
le cascate ricche di salmoni, i mari gremiti di sgombri,
pesce, carne, o volatili, per tutta l’estate lodano
tutto ciò che è generato, che nasce, e che muore.
Presi da quella musica sensuale tutti trascurano
i monumenti dell’intelletto che non invecchia. 


Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide (Jean-Pierre Melville, 1966). Il titolo originale di questo capolavoro è Le deuxième souffle; la traduzione italica riecheggia un motto ascrivibile Lucio Seneca Seniore, Omnes feriunt ultima necat.
Seneca si riferisce allo scorrere delle ore; non a caso la citazione appare sulle meridiane, a ricordare la transitorietà del genere umano.

Wild blue yonder (Werner Herzog, 2005). Forse il titolo cita il poeta Vidyadhara:

Tu me e loro
ci incontreremo un giorno
lontani dal mondo di oggi
lassù, oltre quel blu senza limiti

Suspiria (Dario Argento, 1977). Il film maggiore di Dario Argento non cita una lirica, ma una meravigliosa prosa poetica: Levana e le nostre signore del dolore, da Suspiria de profundis di Thomas De Quincey:

"La maggiore delle tre è chiamata Mater Lachrymarum, Nostra Signora delle Lacrime.
È lei che notte e giorno delira e geme, invocando volti scomparsi.
Ella fu a Roma, quando si udì un suono di lamenti: Rachele che piangeva i suoi figli, rifiutando ogni conforto.
Ella fu a Betlemme nella notte in cui la spada di Erode spazzò dalle sue case gli Innocenti ...

La seconda delle sorelle è chiamata Mater Suspiriorum, Nostra Signora dei Sospiri.
Non scala mai le nuvole, né si allontana sui venti.
Non porta diadema.
E i suoi occhi, se pur qualcuno potesse vederli, non sarebbero né dolci né astuti; nessun mortale saprebbe leggere in essi la loro storia; li troverebbe pieni di sogni morenti e relitti di estasi dimenticate.
Ma ella non alza gli occhi; il suo capo, su cui è posato un turbante in brandelli, è in eterno reclinato, è in eterno nella polvere.
Non piange, non geme.
Ma sospira impercettibilmente a intervalli ...

Ma la terza sorella, che è anche la più giovane …! Ssst!
Abbassiamo la voce quando parliamo di lei.
Il suo regno non è grande, altrimenti non vi sarebbe più vita; ma dentro quel regno il suo potere è assoluto.
Il suo capo, coronato di torri come quello di Cibele, si erge fin quasi a celarsi allo sguardo.
Non si china mai; e i suoi occhi sollevandosi così in alto potrebbero esser nascosti dalla distanza.
Ma, quali essi sono, non possono essere nascosti; attraverso il triplice velo di crespo che ella porta, la fiera luce di un’ardente sofferenza, che mai non ha posa al mattutino o ai vespri, al mezzodì o alla mezzanotte, alla marea crescente o alla marea calante, può esser veduta da terra. Ella sfida Iddio.
Ella è anche la madre delle follie; l’ispiratrice dei suicidi.
Molto si affondano le radici del suo potere; ma ristretto è il numero di coloro su cui domina. Poiché ella può avvicinare solo coloro in cui una natura profonda è stata sconvolta da un’intima convulsione; coloro in cui il cuore trema e il cervello vacilla sotto i colpi combinati di tempeste interne ed esterne.
Madonna si muove con passi incerti, rapidi o lenti, ma sempre con tragica grazia.
Nostra Signora dei Sospiri si trascina timida e furtiva.
Ma questa più giovane sorella si muove con moti imprevedibili, a scatti e con salti da tigre.
Non porta chiavi; poiché sebbene venga di rado fra gli uomini apre a forza tutte le porte che le è permesso di varcare.
Il suo nome è Mater Tenebrarum, Nostra Signora delle Tenebre".

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