giovedì 2 ottobre 2014

Reclamo dignità: voglio essere uno schiavo

1. Dono tutti i beni, mobiliari e immobiliari, materiali e immateriali, a me variamente riconducibili, al mio nuovo padrone (dominus)

2. Rinuncio a tutti i diritti democratici, attivi e passivi, transeunti e imperituri, garantiti dalla cosiddetta Costituzione della Repubblica Italiana (1946-2014 circa)

3. Rinuncio a qualsivoglia garanzia esplicita o implicita annidata nei vari codici, pandette, regolamenti, testi unici, emendamenti, integrazioni, usi, della poliforme legislazione nazionale (1946-2014)

4. Rinuncio a qualsiasi diritto e garanzia promanante da atti, proclami, legiferazioni, dottrine, flatulenze e spetezzi liberali e libertari, approvati, a vario titolo, da organi internazionali, transnazionali, sovranazionali, extranazionali, negli ultimi tre secoli.

5. Rinuncio alla mia vita e la affido in toto nelle mani del dominus a cui conferisco de iure ac moraliter il ius vitae necisque

6. Rinuncio alla costituzione di un peculium

7. Rinuncio a qualsivoglia forma di (futura) affrancazione (manumissio)

8. Mi impegno a servire il dominus con perseveranza, lealtà, abnegazione, sino alla morte (usque ad obitum)

9. Mi impegno a svolgere, con la perizia e il mestiere innanzi acquisiti, e al massimo della dedizione, ogni mansione affidatami accettando l'assegnazione a qualsivoglia ordine di servitù (servus arcarius, sumptuarius, archimagirus, tabellarius, vicarius, dispensator, amanuens et cetera).

10. Esigo un trattamento, per me e la mia compagna (unio in contubernium), conforme a quella dignità e a quel rispetto propri alla magnanimità sorgiva e naturale che ci fa uomini e fratelli. In ossequio inderogabile a tali parole:

- Sono schiavi. Sì, ma sono esseri umani (Immo homines)

- Sono schiavi. Sì, ma sotto uno stesso tetto (Immo contubernales)

- Sono schiavi. Sì, ma anche umili amici (Immo humiles amici)

- Sono schiavi. Sì, ma condividono con te la schiavitù, poiché la Fortuna esercita eguali diritti su entrambi (Immo conservi, si cogitaveris tantundem in utrosque licere fortunae)

- Costui, che chiami tuo schiavo, è nato dalla tua propria semenza, e gode dello stesso cielo, e come te vive, e al tuo stesso modo respira, e muore! (Istum, quem servum tuum vocas, ex isdem seminibus ortum eodem frui caelo, aeque spirare, aeque vivere, aeque mori!) (1)

11. Esigo che il passaggio dal cosiddetto stato libero (il mondo) allo stato irrevocabile di schiavitù avvenga nel silenzio e nella discrezione assoluta:

- Ch'io possa non veduto abbandonare il mondo (That I might leave the world unseen) (2).

12. Altro non protesto.

Garanti e testimoni ci sian gli Dei e le Stelle.

Roma, 2 ottobre 2014


In fede

Segue firma

G. Luca Chiovelli

(1) Seneca, Lettere a Lucilio, 47, 1; 47, 10
(2) John Keats, Ode a un usignuolo, II, 10

* * * * *

PS
Ah, che pace, che liberazione ...
Ah, che serenità ...

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